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8 buone abitudini per una pausa pranzo sana, light e di vero detox dal lavoro

Una pausa pranzo sana è importantissima, sia per il corpo sia per la mente. Ecco perché va sfruttata al meglio per staccare la mente e dedicarsi a se stessi

Non lasciatevi convincere mai del contrario: la pausa pranzo è sacrosanta e necessaria, sia per il corpo (che deve mangiare) sia per la mente (che si deve ristorare anch’essa).

Negli ultimi tempi alcune ricerche condotte da medici e scienziati hanno fatto emergere quanto la pausa a metà giornata lavorativa sia importante per il benessere psicofisico, sottolineando che la durata ottimale dovrebbe essere di un’ora e un quarto.

Qualsiasi sia il tempo a disposizione, ecco alcuni consigli da seguire per renderla davvero benefica.

(Continua dopo la foto)

La schiscetta è sempre una buona idea

La schiscetta è un’ottima abitudine, positiva su più livelli.

Fa bene all’ambiente perché si riciclano gli avanzi della sera precedente o comunque si usano gli ingredienti che già abbiamo in dispensa. E fa bene anche all’economia: le tasche ne trarranno beneficio perché si sfrutta quello che già abbiamo comprato.

Inoltre, assieme alle tasche, si alleggerisce anche il peso corporeo poiché cucinando a casa si prediligeranno condimenti e ingredienti light.

Pure la tipologia di cottura sarà quella più adatta ai propri gusti e allo stato di salute, quindi la schiscetta è piena di pro.

Mai mangiare al computer

Assolutamente vietato consumare il proprio pasto alla scrivania, peggio ancora se con il pc acceso.

Si rischierebbe di cadere nella tentazione di controllare mail, finire un lavoro lasciato in sospeso o anche solo aprire Facebook.

Il cervello ha bisogno di essere ristorato, esattamente come lo stomaco; è bene quindi non fargli fare indigestione di informazioni né sottoporlo a mail poco piacevoli, pena la cattiva digestione (oltre al cattivo umore).

Dunque regola ferrea è quella di staccare fisicamente, alzandosi per lo meno dalla scrivania.

Cercate sempre di tenervi leggeri

Altra regola da seguire: leggerezza.

Non solo per la linea ma anche per la mente.

Mangiare cibi troppo elaborati, conditissimi, ultra speziati e cotti in maniera ipercalorica con friggiture varie non aiuta la concentrazione postprandiale.

Non appena si tornerà alla scrivania, lo sbadiglio farà capolino e non sarà solamente il segnale della voglia di pennichella ma anche il sintomo di una digestione rallentata.

Un’altra categoria di alimenti da evitare in pausa pranzo sono quelli anti-sociali: cipolla, aglio e tutto ciò che potrebbe comportare alitosi sono da tenere alla larga dal piatto perché potrebbero recare disturbo ai colleghi o ai clienti durante il pomeriggio.

Se avete voglia di cipolla di Tropea o della bagna cauda, per dire, tenetevela fino a sera e sfogatevi a cena.

Cambiate pranzo tutti i giorni (o quasi)

Molto importante è la varietà gastronomica, in generale nella dieta da seguire sempre ma ancora di più per quanto riguarda un pasto fondamentale come il pranzo.

Se siete monotematici in materia di vassoio in mensa (o bar vicino all’ufficio), sforzatevi di variare il più possibile per assicurare al vostro organismo un apporto di tutte le sostanze nutritive necessarie.

Necessarie sia al buon funzionamento del corpo sia a quello delle sinapsi cerebrali, quest’ultime protagoniste assolute del rientro in ufficio dopo il lunch break.

Dedicate 5 minuti alla meditazione

Oltre al corpo pensate anche allo spirito, nutrendolo attraverso la meditazione.

Bastano cinque minuti di concentrazione mentale per svuotare la testa da pensieri e to do list: ritagliateveli all’inizio o alla fine del lunch break per rientrare poi in ufficio davvero ristorati.

E pronti per la riunione delle 14.

Evitate i colleghi a tavola

Buona norma sarebbe mangiare in compagnia di amici, fidanzati, amanti, suocere piuttosto… Insomma: tutto tranne i colleghi di lavoro.

Anche se è difficile dribblarli in pausa pranzo, provateci almeno un giorno a settimana.

Il rischio del lunch d’ufficio è quello di continuare a parlare di lavoro, trasformandolo in una riunione fuori sede.

Provate una pausa pranzo culturale

Un buon modo per impiegare al meglio la pausa pranzo è unire il cibo per il corpo a quello per la mente, ossia la cultura.

Andate a mangiare nella caffetteria di un museo e godetevi anche una mostra, oppure optate per una libreria con angolo tavola calda e come dessert concedetevi l’acquisto di una succulenta nuova uscita letteraria.

Oppure basta portarsi da casa il libro che teniamo da mesi sul comodino per leggerlo finalmente, tra un piatto di spaghetti e una macedonia.

Esiste anche un servizio molto originale (per ora attivo solo a Torino) che si chiama All you can read che porta anche in Italia la moda londinese di reading letterari tenuti da attori mentre i clienti consumano il pasto.

Se invece la cultura che volete approfondire è quella linguistica, scegliete il pranzo assieme a un madrelingua dell’idioma che vorreste rendere più fluently: dopo gli happy hour in lingua, la nuova frontiera dell’alternative language learning è proprio il pranzo!

Pausa di bellezza

Chi invece volesse unire cibo e beauty, può puntare sul cosiddetto facial bar.

Si tratta di una particolare tipologia di centro benessere che è specializzato in fast beauty, “servendo” trattamenti lampo di massimo 30 minuti, quindi compatibili con il lunch break.

Una moda appena importata dagli States e che già sta spopolando: basta entrare, ordinare il pasto (con menù super salutistici che assicurano bellezza anche da dentro, tra beauty food idratanti e superfood antiossidanti), scegliere il trattamento viso a cui sottoporsi e stop.

Rientrerete in ufficio luminose e rilassate come non mai.

Altrimenti anche in una normale Spa o alle terme si possono selezionare percorsi brevi, integrabili nei sessanta minuti circa di una pausa standard.

C’è anche l’opzione palestra, anche se ormai fa tanto anni Novanta e l’idea di tornare in ufficio accaldate, sudaticce e con il mascara colato non è troppo esaltante.

Dipende tutto da quanto tempo avete.

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