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Antonio Navarra: impegno comune per salvare il pianeta, di cui siamo solo guardiani

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“Ripensare il nostro destino comune nel contesto attuale significa anche ripensare il rapporto col nostro pianeta”. Nel discorso pronunciato il 7 gennaio scorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Francesco ha pensato anche alla “cura dell’ambiente” e ai “cambiamenti climatici”, che pure quest’anno hanno causato “indicibili disagi e sofferenze”. “Il pianeta non è nostro”, precisa ai microfoni di Vatican News il climatologo Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, “noi siamo solo i guardiani del pianeta”, che ci è stato “consegnato in un certo stato” ed è nostro dovere consegnarlo in buone condizioni alle “generazioni future”. Un senso di giustizia che si esprime anche in modo “orizzontale”, “nei confronti di quelle che sono adesso le grandi disparità economiche”.

Dai buoni propositi alle azioni necessarie

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Il Pontefice ha ricordato il “consenso raggiunto alla recente Conferenza internazionale sul clima (COP-24) svoltasi a Katowice”, auspicando “un impegno più deciso da parte degli Stati a rafforzare la collaborazione nel contrastare con urgenza il preoccupante fenomeno del riscaldamento globale”. Anche per il climatologo Antonio Navarra l’appuntamento in Polonia rappresenta un “momento positivo nell’ambito di una discussione internazionale spesso complicata e difficile, che quindi va avanti sempre per piccoli passi”. Il Katowice Climate Package contiene norme e linee guida dettagliate per attuare l’accordo globale sul clima adottato a Parigi nel 2015. Il pacchetto stabilisce innanzitutto in che modo i Paesi forniranno informazioni sui loro contributi nazionali per ridurre le emissioni, così come i dettagli sulla finanza climatica destinata alle economie in via di sviluppo.

Tutela dell’ambiente e interessi economici

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Tra i temi toccati da Papa Bergoglio, anche lo sfruttamento della Terra, le cui conseguenze “ricadono su tutta la popolazione mondiale, con effetti più drammatici in alcune regioni”, come l’Amazzonia, che sarà al centro della prossima Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi, a ottobre in Vaticano. In questo orizzonte, il presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici ricorda che esistono numerosi studi che dimostrano che “è possibile lo sviluppo economico senza devastare e sprecare le risorse naturali”. “La difesa dell’ambiente”, precisa, può essere “un’occasione di sviluppo”.

R. – Il pianeta non è nostro. Noi siamo solo i guardiani del pianeta: c’è stato consegnato in un certo stato ed è nostro dovere, nostra responsabilità, consegnarlo in buone condizioni alle generazioni future. Questo sia per un problema di equità, come ha sollevato giustamente il Santo Padre, “orizzontale”, ovvero nei confronti di quelle che sono adesso le grandi disparità economiche sul nostro pianeta, ma anche per un senso di giustizia nei confronti del futuro e delle future generazioni, che non devono essere costrette a pagare per le nostre ambizioni ed esagerazioni.

Tra i pensieri del Pontefice anche la recente COP-24 di Katowice. La Conferenza internazionale sul clima è riuscita a tracciare il cammino per passare dai buoni propositi alle azioni necessarie?

R. – Il meccanismo dell’Accordo di Parigi è un meccanismo volontario che, da un lato, sembra molto più debole di un meccanismo autoritario in un certo senso, o forzante, ma in realtà rappresenta un impegno politico di fronte a tutto il mondo molto forte. L’effettiva implementazione di questi impegni dipenderà moltissimo dalle situazioni politiche che si creeranno, però rappresentano in ogni caso un impegno. Katowice ha rappresentato un momento importante perché sono stati raggiunti una serie di risultati abbastanza tecnici, quindi poco visibili dall’opinione pubblica, ma che rappresentano momenti importanti per capire come poi questo percorso possa essere possibile. Quindi, penso che in realtà sia stato un momento positivo nell’ambito di una discussione internazionale spesso complicata e difficile, che quindi va avanti sempre per piccoli passi.

Una delle delusioni comunque dell’appuntamento in Polonia resta l’atteggiamento delle maggiori potenze nei confronti del report scientifico del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico…

R. – Quello mi sembrava un po’ bizzarro, perché quel rapporto è stato chiesto dalla stessa Conferenza, quindi risulta difficile poi capire perché non sia stato, non dico accettato, ma perlomeno visto con favore. Però devo dire che queste spesso sono le difficili sottigliezze della diplomazia internazionale che a uno scienziato come me ogni tanto sfuggono.

Pensando allo sfruttamento, Papa Francesco cita anche l’Amazzonia, che sarà al centro del prossimo Sinodo. È possibile conciliare interessi economici e tutela dell’ambiente?

R. – Ci sono numerosissimi studi economici che dimostrano che in realtà è possibile lo sviluppo economico senza devastare e sprecare le risorse naturali. Anzi: moltissimi di questi studi mettono in evidenza come ci sia un aspetto positivo da un atteggiamento sostenibile e innovativo dello sviluppo economico. Quindi sì, penso che la difesa dell’ambiente e il contrasto al cambiamento climatico siano un’occasione di sviluppo; e ciò non deve essere visto come qualcosa che è in contrapposizione allo sviluppo. E’ un’occasione di sviluppo per fare in modo che tutte le comunità del pianeta possano raggiungere quel livello di benessere, di sicurezza e di giustizia che deve essere loro dovuto.

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