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ATLETICA 8 ore Irene Pusterla riprende quota

Quanto spesso si sente parlare di parabola relativamente alla vita di uno sportivo, una linea curva delle prestazioni che si interseca ripetutamente e in maniera inscindibile con quella della vita al di fuori della sport, condizionandosi a vicenda. Lo sa bene anche Irene Pusterla, che dopo aver praticato l’atletica leggera sin dall’età di 6 anni e aver raggiunto il suo picco sportivo a cavallo tra 2010 (battuto dopo quasi 40 anni lo storico record svizzero di salto in lungo che apparteneva a Meta Antenen, prima partecipazione agli Europei élite e 3° posto al meeting Welktlasse di Zurigo), 2011 (record svizzero attuale di 6,84 metri e primi Mondiali a Daegu) e 2012 (6° posto europeo a Helsinki e partecipazione alle Olimpiadi di Londra) ha visto la sua parabola sportiva cominciare una dolorosa fase di discesa: alla delusione a cinque cerchi (fuori nelle qualificazioni con 6,20, quando sarebbe “bastato” un balzo di 6,40 per accedere alla finale) e quella agli Europei casalinghi di Zurigo 2014 (13ª e prima delle escluse dall’ultimo atto per soli 5 cm, oltretutto con un salto che superava i 6,60 nullo per soli 7 mm), sono infatti seguiti tre anni costellati da tanti, troppi infortuni che hanno fatto uscire dai radar dell’atletica mondiale la ragazza di Ligornetto.

«Dal grave problema al piede di stacco nel 2015 sono andata incontro a una serie incredibile di infortuni, in media tre a stagione e questo non mi ha chiaramente permesso di allenarmi con continuità, perché il difficile è proprio che dopo ogni problema fisico bisogna ricominciare quasi da capo – racconta l’atleta della Vigor, che proprio oggi compie 31 anni e che nel frattempo ha ottenuto il Bachelor in psicologia (2016), si è sposata (2017) e sta per conseguire il Master in psicologia clinica e psicopatologia, ambito nel quale da febbraio è impegnata in uno stage presso uno studio privato di Mendrisio –. Non è stato un periodo facile, ma ho avuto la fortuna di avere sempre vicino la mia famiglia e il mio allenatore (lo “storico” Andrea Salvadé, al quale oggi si affianca anche un altro tecnico, ndr). E non è che studiando psicologia è più facile affrontare determinate sensazioni, perché viverle sulla propria pelle è tutta un’altra cosa, però la mia principale caratteristica è sempre stata la tenacia e non ho mai mollato. Anche perché in allenamento le misure le trovavo e anche se non riuscivo a trasformarle in buoni risultati in gara, sapevo che il potenziale c’era, non avevo mica perso tutto. In fondo il salto in lungo è una disciplina nella quale ci sono corsa, stacco e impatto con il terreno, per cui le probabilità di farsi male non sono così basse. Lo scorso agosto è successo un po’ quello, sono atterrata nella sabbia, mi è scivolato via il piede e mi sono fatta di nuovo male».

L’ennesimo duro colpo, attutito però da quanto successo un mese prima a Zofingen… «Ai Campionati svizzeri (dove ha conquistato il suo sesto titolo nazionale all’aperto nel salto in lungo, come non capitava ormai dal 2014, ndr) sono finalmente tornata a sentire le belle sensazioni che mi avevano fatto andare lontano e questo è stato molto importante. Poi ad agosto come detto mi sono nuovamente fatta male ed è per questo che anche nel 2018 i risultati non sono stati soddisfacenti fino in fondo, però la gara di Zofingen mi ha ridato fiducia e stimoli».

Tanto che la partecipazione ai Giochi europei (vedi correlato) apre alla ragazza ticinese uno spiraglio di speranza di riuscire a invertire la direzione della sua parabola e far segnare un nuovo – e probabilmente ultimo – picco, ossia la partecipazione ai Giochi olimpici di Tokyo… «Il 2020 è un anno olimpico, per cui sicuramente arriverò fino a lì. Poi vedremo, passo dopo passo. Il sogno c’è, bisogna però creare i presupposti per provare a realizzarlo e questo significa prima di tutto riuscire ad allenarmi con continuità. Sarebbe bello riuscire a concretizzare quello che ho coltivato, nonostante le difficoltà, in questi anni».

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