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Champions Cup: Munster è cerbero e fenice, Gloucester annientato

Joey Carbery guida gli irlandesi al trionfo sul suolo inglese: finisce 41 a 15 l’anticipo della penultima giornata della coppa regina

Se questa fosse La Gazzetta dello Sport, forse titoleremmo “Munstruosi”. E’ per partite e performance come questa che la Champions Cup è un trofeo unico, e la prestazione offerta venerdì sera dalla squadra di Limerick in casa di una nobile inglese come il Gloucester di Danny Cipriani conferma quanto le prove indiziarie del mese scorso avevano lasciato intuire: la Red Army è tornata ad essere una squadra devastante.

Il tabellone alla fine dice 41 a 15 per gli ospiti, misurando una differenza che si è palesata tutta nel corso degli ottanta minuti nonostante una partita giocata al meglio delle proprie possibilità da un Gloucester indebolito dalle numerose assenze, tutte di qualità. Per fare alcuni nomi: Ruan Ackermann, Jake Polledri e Jaco Kriel assenti in terza linea, Jason Woodward ha dovuto lasciare la propria maglia numero 15 e Willi Heinz non ha figurato in cabina di regia. Ad aggiungersi a questo, la precaria salute di Franco Marais, tallonatore titolare della squadra inglese, che ha infatti disputato appena una decina di minuti.

Assenze che hanno avuto un grande peso, anche più del previsto e prevedibile: il giovane Henry Walker, con la maglia numero 2, è stato messo sotto grande pressione al lancio da Peter O’Mahony e Tadhg Beirne. Nel primo tempo l’incapacità di Gloucester di portare giù palloni puliti dalla rimessa laterale ha inficiato la qualità del loro attacco. Lo smantellamento delle altrui fonti di gioco da parte della squadra ospite è stato completato da un ottimo lavoro della prima linea irlandese, che ha avuto la meglio nella fiera battaglia della mischia chiusa.

Nondimeno, comunque, al Kingsholm si respirava un’aria incandescente, con il pubblico di casa roboante già dalle primissime fasi della partita, quando Gloucester ha vinto il calcio d’inizio, si è portato in zona pericolosa ed ha vinto una prima rimessa laterale in attacco. Dei padroni di casa anche i primi punti della partita, grazie al piede di Billy Twelvetrees. L’atmosfera da grande partita che ha avvolto lo stadio sin dall’inizio era sottolineata anche dalle scintille dei giocatori in campo, in particolare dagli scambi verbali o meno intercorsi fra il capitano degli irlandesi O’Mahony e Franco Mostert in avvio di match.

Applicare il game-plan

I primi venti minuti hanno contrassegnato la maggiore cura del Munster nell’esecuzione del piano partita, nonostante l’inizio a spron battuto di un Gloucester che dominava possesso e territorio. Un vantaggio che i padroni di casa non hanno saputo tramutare abbastanza efficacemente a causa di qualche errore in rimessa laterale, del grandissimo lavoro difensivo degli ospiti, e di alcune prestazioni sotto il par, come detto, di qualcuno dei rincalzi in campo.

Non facile infatti la partita del triangolo allargato di Gloucester: Tom Hudson, Charlie Sharples e Ollie Thorley sono stati il bersaglio dei fantastici box kicks di un Conor Murray al solito preciso al millimetro nel disegnare le parabole delle sue liberazioni al piede. Calci alti che davano costantemente la possibilità ai suoi di portare pressione ad ali ed estremo avversari, che sono andati in difficoltà ed hanno commesso diversi errori, consentendo a Munster di avere intorno al ventesimo la prima opportunità in attacco, raccolta da Carbery con il piazzato del pareggio.

Sette minuti dopo era ancora il mediano di apertura a trovare il varco giusto dopo ripetute cariche degli avanti irlandesi nei pressi della linea di meta avversaria. Ancora una volta, tutto era partito da un in-avanti dalla cui conseguente mischia Munster era riuscito ad ottenere un calcio di punizione. Carbery avrebbe poi aggiunto prima la trasformazione e poi altri 3 punti per arrivare al minuto 26 sul 13 a 3, con tutti i punti dei suoi segnati da lui. E non si sarebbe fermato lì.

Colpire al momento giusto

Come le grandissime squadre, Munster sa quand’è il momento di colpire. Fatti sbollire gli impetuosi tentativi di replica dei padroni di casa, tenuti a bada da una difesa arcigna, abrasiva quanto scientifica nel non farsi cogliere mai in fallo, gli irlandesi si riproponevano nella metà campo avversaria solamente quando il tempo diventava rosso. Prima della fine del primo tempo era il solido Rory Scannell a rompere un placcaggio dopo diverse fasi di continuata pressione offensiva per la meta che, se non mandava Gloucester KO, lo faceva comunque pesantemente vacillare come avesse subito un sonoro montante.

Dopo essere andati al riposo sul 20 a 3, a Gloucester serviva una reazione, e con grande sacrificio e impegno, soprattutto da parte dei primi 8 uomini, dopo dieci minuti dall’inizio della ripresa i cherry and white arrivano a bussare alle porte dell’area di meta avversaria. Qui Munster erge una diga: pazzesca la voglia e la fame di sacrificio di tutti i giocatori in maglia verde per l’occasione, che respingono gli assalti avversari per 35 volte consecutive, prima di cedere infine sull’allargamento di Atkinson per Cipriani, brillante nel servire Thorley libero al largo. Twelvetrees non troverà i punti addizionali, lasciando i suoi sotto di 12 punti.

Ancora una volta Munster si comporta da grande squadra: appena subiti dei punti è in grado di riportarsi nella metà campo avversaria e immediatamente di controbattere colpo su colpo. Dopo ripetute cariche di Stander e compagnia per farsi largo nei 22 metri dei padroni di casa, Murray guizza dal lato chiuso, serve Jean Kleyn sull’out di sinistra e il seconda linea assorbe il placcaggio e scarica per Keith Earls, che deve solo tuffarsi oltre la linea. E’ 27 a 8.

Cerbero e fenice

La prestazione da schiacciasassi del Munster è guidata da un cane a tre teste, un cerbero con le fattezze sgraziate di Tadhg Beirne su di una testa, la barba ombreggiata e incolta di Conor Murray su di un’altra, e i lineamenti sottili di Joey Carbery su quella centrale, la più importante.

Dopo la prestazione si spiegano meglio i tentativi di intimidazione di Jonny Sexton in occasione del derby fra Leinster e Munster di Pro14: il ragazzo gioca bene. Dopo un inizio di stagione timido nel nuovo ambiente, con la maglia dei rivali di un tempo, al Thomond Park Carbery ha cominciato a trovarsi a suo agio.

Ne certificano definitivamente la prestazione di livello assoluto i venticinque minuti finali della partita, dopo la meta di Fraser Balmain che accorciava per Gloucester sul 27 a 15. Sono i giri d’orologio in cui il numero 10 è salito in cattedra ed ha definitivamente chiuso la partita. Impressionante l’uno-due che porta 14 punti e il bonus offensivo ai suoi: prima trattiene il pallone con grande sangue freddo fino all’ultimo momento per appoggiare lungo con la tomaia del destro, oramai a contatto con il difensore, e servire a Conway un assist che strappa gli applausi del Kingsholm, e non solo dei diversi tifosi irlandesi in trasferta; poi subito dopo intercetta il passaggio di Ben Morgan per involarsi, tutto solo, a prendersi la seconda meta personale. A fine match per lui saranno 26 punti, con 7/7 dalla piazzola.

Su Conor Murray aggiungere qualcosa diventa difficile: di lui sorprende la fisicità quasi nascosta, non ostentata, ma soprattutto l’intelligenza e la costante attenzione che ripone in ogni giocata. Come in occasione dei suoi calci dalla base, come quando guadagna un pallone offensivo per i suoi soffiandolo dalle mani di Callum Braley, il 9 avversario che cercava di preparare un calcio nel box.

Per Tadhg Beirne parla invece Peter O’Mahony, il suo capitano, uno che parole per caso ne ha sempre dette poche (e che è peraltro dovuto uscire prematuramente a causa di problemi al costato): “Ha un corpo incredibile perché riesce a mettersi in posizioni che sembrano incredibilmente goffe e io davvero non so come riesce a starci alle volte, è impressionante. Il modo in cui sta qui e fa il suo lavoro, pure il lavoro di palestra, è incredibile. Ha dell’ottimo rugby dentro di sé, è un gran cervello rugbistico e un lavora davvero duro.”

Se i tre volti dei giocatori appena citati sono quelli che compongono l’ideale copertina della vittoria contro Gloucester, non può non essere dato credito anche al resto della squadra: quella della squadra è stata una prestazione collettiva di altissimo spessore, quella che ci si aspetta da una squadra che questa coppa punta a vincerla e che vuole mettersi sullo stesso piano dei cugini della capitale irlandese, Leinster, e dei campioni d’Inghilterra, Saracens, per tornare ad essere grande come ci aveva abituato nell’epoca d’oro degli anni Zero.

Un animale mitico, questo Munster, guidato dalle teste di un cerbero ma col corpo di fenice, rialzatosi passo dopo passo dalle ceneri nelle quali era finito, pronto a sfidare qualsiasi opposizione.

Gloucester: 15 Tom Hudson, 14 Charlie Sharples, 13 Billy Twelvetrees, 12 Mark Atkinson, 11 Ollie Thorley, 10 Danny Cipriani, 9 Callum Braley, 8 Ben Morgan (c), 7 Lewis Ludlow, 6 Franco Mostert, 5 Gerbrandt Grobler, 4 Ed Slater, 3 Fraser Balmain, 2 Henry Walker, 1 Josh Hohneck
A disposizione: 16 Franco Marais, 17 Alex Seville, 18 Ciaran Knight, 19 Freddie Clarke, 20 Gareth Evans, 21 Ben Vellacott, 22 Owen Williams, 23 Henry Trinder

Marcatori Gloucester
Mete: Thorley (51), Balmain (63)
Trasformazioni: Twelvetrees (63)
Calci di punizione: Twelvetrees (13)

Munster: 15 Mike Haley, 14 Andrew Conway, 13 Chris Farrell, 12 Rory Scannell, 11 Keith Earls, 10 Joey Carbery, 9 Conor Murray, 8 CJ Stander, 7 Tommy O’Donnell, 6 Peter O’Mahony (c), 5 Tadhg Beirne, 4 Jean Kleyn, 3 Stephen Archer, 2 Niall Scannell, 1 Dave Kilcoyne
A disposizione: 16 Rhys Marshall, 17 Jeremy Loughman, 18 John Ryan, 19 Billy Holland, 20 Arno Botha, 21 Alby Mathewson, 22 Tyler Bleyendaal, 23 Dan Goggin

Marcatori Munster
Mete: Carbery (23, 67), Scannell (40), Earls (55), Conway (66)
Trasformazioni: Carbery (23, 40, 55, 66, 67)
Calci di punizione: Carbery (19, 26)

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