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"COLLEGIO ROTONDI": LA STORIA NEL FUTURO – Varese Press

Una storia di 420 anni, una scuola che è passata attraverso
eventi storici e culturali di grandi cambiamenti che ha sempre saputo
affrontare con innovazione e coraggio. Quest’anno non vogliamo solo festeggiare
la storia, ma anche il futuro: il coraggio di continuare a dare ai giovani un
luogo in cui non viene solo insegnata la cultura, ma anche lo stare insieme, il
condividere, l’innalzare la propria anima e perseguire valori più alti del solo
profitto economico. Il Collegio è una grande famiglia, accogliente, innovativa,
dove le esperienze e il mondo vengono scoperte non solo sui libri. Ogni giorno
tra queste mura si respira e si immaginano i passi e le parole e i volti di
tutti gli studenti che ci hanno preceduti e quando si percorrono questi antichi
corridoi il passato e il futuro si fondono in una storia senza fine. Una storia
che inizia nel 1599 quando a Gorla Minore e nella Valle Olona dominano i
Terzaghi, un’antica famiglia milanese.

Il Terzaghi lasciò la sua villa in Gorla Minore con annessa
la Chiesa di San Maurizio e numerosi terreni agli Oblati di Sant’Ambrogio, con
la precisa intenzione che essi vi aprissero una scuola con corsi di Grammatica,
Umanità, Retorica, Morale e Sacra Scrittura e scuola gratuita per insegnare la
lettura, la scrittura e il catechismo ai fanciulli del luogo. Durante il 1600 il
Collegio di Gorla diventa polo di attrazione culturale per il circondario e la
sua fama va via via aumentando; nacque l’idea di tenere a soggiorno quelli che
provenivano dai paesi più lontani o appartenevano a famiglie distinte. Gli
Oblati aprirono così la casa ai convittori. Nel 1700 il Collegio si trasforma
divenendo un grande istituto. Sorge il grande cortile. Ancora oggi il cortile
centrale rimane intatto nel suo valore di spazio sociale, didattico, di
percorso educativo, di incontro e di socializzazione. Qui oggi si vivono i
momenti più intensi della scuola: incontri con i genitori, scambi con i
colleghi, giochi dei bambini, ma anche i momenti di raccoglimento che rendono
ogni giorno una gioia e un’attesa. Vi erano due tipi di scuole: una gratuita
per gli esterni e una per i convittori. Nella prima si insegnavano alfabeto,
calligrafia e aritmetica, il metodo di insegnamento di dette materie si basava
maggiormente su aspetti pratici piuttosto che sull’apprendimento teorico e aveva
la durata di due ore e mezzo la mattina e tre ore il dopo pranzo. Per i
convittori vi erano le scuole di grammatica italiana, latina e greca con
l’apporto di grammatiche italiano-latine e latino-greche. Nel 1800 i Savoia
riescono nell’operazione di unificare il territorio della penisola. Da qui gli
atteggiamenti anticlericali dello Stato piemontese prima e dello Stato italiano
poi.  In questo contesto il Collegio
degli Oblati vive il suo momento eroico e sopravvive ad una serie di situazioni
che potrebbero cancellarlo; il Collegio fu comunque confiscato, ma la scuola
non si fermò perché, su richiesta del Rettore Sioli e del vice Rettore Giorgio
Rotondi, la Direzione Generale della pubblica istruzione permise di tenere
aperto il Collegio in qualità di Casa Privata di Educazione. Il Collegio rimase
proprietà del pubblico demanio fino al riscatto Sioli-Rotondi, i quali
acquistarono il Collegio in qualità di privati cittadini. Nel 1815 il Sioli
morì e il Collegio passò dunque di proprietà in favore di Don Giorgio Rotondi.
Il Rotondi operò per recuperare tutti i beni confiscati dal governo napoleonico
e per affidare nuovamente la guida nelle mani della congregazione degli Oblati.
Ma nel 1866 in seguito alla legge eversiva delle congregazioni religiose, gli
Oblati persero tutti i diritti di proprietà sul Collegio. L’ istituzione non
poté però essere attaccata in forza del fatto che essa era un istituto
pubblico, solo affidato alla gestione degli Oblati, sotto vigilanza governativa.
Nel 1900 l’ottimo collegamento ferroviario con Milano, attraverso la così detta
linea della Valmorea, lo rende ancora più appetibile ad una clientela
proveniente da un bacino d’utenza sempre più vasto. Superata la tragica   esperienza della Prima Guerra Mondiale, la
vita del Collegio riprende con lena fiduciosa. Il periodo tremendo della
Seconda Guerra Mondiale vede il Collegio fronteggiare, come sempre, le esigenze
del momento storico che si fanno di nuovo drammaticissime. La sopravvivenza
diventa l’ineludibile imperativo: sopravvivere alla fame, che morde e che
costringe il Rettore a mettere al primo punto della sua agenda quello
dell’approvigionamento, per gli affamati ragazzi affidati alle sue cure.
L’edificio viene requisito ed il Collegio sembra quasi non esistere più, ma
anche questa situazione viene superata. Per il Collegio comincia un nuovo
periodo.   Intanto cambia
progressivamente volto in quanto la comunità degli alunni esterni aumenta,
eguaglia e supera quella degli interni. Vite separate, diversi i ritmi, i
tempi. L’internato va a spegnersi. Il Collegio era nato infatti per gli
interni. Gli esterni in fondo erano sempre stati un corpo estraneo. La sua
esistenza era stata garantita dalla presenza stanziale degli allievi, di quelli
che qui potevano trovare oltre ad ottimi insegnanti anche un sito salubre e
sano dove formarsi culturalmente, moralmente e fisicamente. Liquidare
l’internato significa credere con forza al valore della scuola cattolica con
l’adozione di modelli educativi ormai lontani da quelli maturati nel corso dei
secoli passati, ma rispondenti a delle precise dinamiche sociali dei nuovi
tempi.   Così il Collegio viene
ristrutturato: si compie la nuova palestra, aule nuove, strutture più
funzionali, moderne, nuovi sistemi di riscaldamento; si inaugura  la nuova Aula Magna. Nel 1910 il Consiglio di
Amministrazione del Collegio approva l’apertura di un Collegio femminile (il
Collegio Gonzaga) che ospita, oltre alle classi elementari e medie, una scuola
superiore, aggiunta alla scuola tecnica. Nel 1931 l’Istituto Tecnico diventa
una scuola superiore vera e propria. Nell’anno 1955/1956  ha inizio la scuola superiore di Ragioneria.
L’anno successivo l’Istituto Tecnico per geometri viene inserito come sezione
aggiunta all’Istituto Tecnico Commerciale per diventare scuola autonoma negli
anni successivi. Nel 1974 parte la prima classe del Liceo Scientifico. Nel
1966, grazie al generoso finanziamento della Signora Lina Airoldi, viene
attrezzata una vera e propria Biblioteca con moderne scaffalature metalliche
che corrono lungo il perimetro delle pareti per i tre piani in cui è stata
divisa l’altezza del locale. In tanto studiare non si trascura l’Educazione
fisica. Viene impostato un programma di allenamenti e frequenze regolari sotto
l’attenta direzione del Professor Domenico Galante che prepara con estremo
rigore gli allievi nelle varie specialità in funzione delle singole attitudini
perché partecipino poi a gare regionali e nazionali oltre agli indimenticabili
saggi ginnici.

Negli ultimi anni del secolo, si approntano aule
multimediali e il laboratorio linguistico, completamente informatizzato,
strumento indispensabile per l’insegnamento delle lingue straniere divenute
ormai requisito fondamentale per l’inserimento nel mondo del lavoro e nel mondo
accademico. Alla soglia del Duemila viene introdotto il corso di Liceo
Artistico sperimentale in cinque anni. Il Collegio Rotondi resta un’eccellenza
del territorio a livello didattico, storico, umano e in questi ultimi anni un
ringraziamento speciale va al rettore Don Andrea Cattaneo che, con tutto il
corpo docenti e con il preside Landini ha saputo dare una nuova vita a questa
antichissima, ma moderna scuola.

Per festeggiare i 420 anni il 24 maggio alle ore 11 siete tutti invitati alla S.Messa con l’Arcivescovo.

dott.ssa Besana Samuela

Lamberti la scrittrice impegnata nel sociale-video

   

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