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Di nuove vite, nuove avventure, ma stessa passione per la montagna

Questa è la storia di una passione che non muore mai. O meglio, è la storia di traslochi, tanti, e di viaggi, troppi, ma anche di tempo, poco, per dedicare a una passione, quella per la montagna, che ci ha portato a creare una cosa “nostra”, al di fuori degli schemi, ovvero Alpinismi. Che ora si rilancia dopo aver trovato con fatica una dimensione nuova. E nonostante un po’ di silenzio da parte nostra, i lettori devono stare tranquilli. Ora la quadratura del cerchio è stata trovata. Ma sono doverose alcune brevi spiegazioni.

Traslochi, viaggi e tempo. Sono queste le tre ragioni che hanno spinto la nostra piccola redazione a dedicare sempre meno spazio nelle nostre vite alla scrittura di montagna, delle persone che la vivono e che la vogliono riportare al luogo in cui merita nel mondo. Ma andiamo con ordine. Ognuno di noi, da Chris a Fabrizio passando per Emanuele, ha visto la propria vita sconvolta negli ultimi sei mesi. Per la precisione, durante l’estate. Qualcuno è tornato in Italia, anche spinto dalla oggettiva lontananza da montagne di altitudine superiore ai 1.400m, e qualcuno è partito, proprio laddove le vette sono più alte, in Kinnaur. E qualcuno ha iniziato una nuova avventura in una nuova città, con tutti i problemi di ambientazione del caso. Solo chi sa che cosa significa traslocare sa quanto siano pesanti le pratiche burocratiche, lo stress del decidere “questo lo porto con me, questo no”, la fatica mentale nel prepararsi a un salto nel buio, piccolo o grande che sia. Ogni cambiamento fa male, perché si lasciano amori, amici, compagni di cordata, e non è sempre facile ricreare la tua comfort zone che avevi, la tua routine. Andare in palestra tre volte a settimana, per poi scalare in ambiente nel weekend, vedersi tutti i giorni per parlare di arrampicata, pensando come al solito 1.000 progetti e chiudendone si e no una decina. E poi, d’un tratto, bisogna ricostruire tutto, da zero o quasi. Casa nuova, lavoro nuovo, amici (più o meno) nuovi. Ma finalmente la gioia di potersi girare, mentre si cammina lungo le strade della tua città che avevi lasciato una dozzina di anni prima, e guardare verso le Alpi. E riconoscere il Monviso, il Rocciamelone, il gruppo del Gran Paradiso e poi laggiù, verso nord, quel del Rosa. Emozioni che fanno bloccare il respiro. Ma che vanno anche gestite, perché per ripartire dal principio di tutto serve un minimo di organizzazione logistica.

Allo stesso modo non è facile partire per lavoro per un ambiente antitetico a quello in cui si vive quotidianamente, lo stesso in cui le piccole cose contano sempre di meno e l’egemonia culturale del consumerismo è capace di stringerti nella sua morsa. L’umiltà aiuta, ma quello che spesso manca sono le infrastrutture tecnologiche. Abituati come siamo a vivere sempre connessi, bisogna riadattarsi a dove il 4G non esiste. Perché spesso non esiste proprio la copertura telefonica. Un cambio radicale e shockante, ma capace di accrescere lo spirito e il corpo. Un mutamento capace anche di farti far cambiare le priorità di vita. Ma non la passione per la montagna, capace di andare oltre il tempo e le distanze.

Perché la storia di Alpinismi, che è nato quasi per gioco fra tre amici divisi fra l’Italia è gli Stati Uniti, è esattamente questa. Una storia di passione. E non solo perché siamo del tutto autofinanziati e scriviamo nei piccoli ritagli di tempo dai nostri altri lavori, ma perché pensiamo in modo costante alla montagna. E stiamo male quando non riusciamo ad andarci, quando non mettiamo le scarpette d’arrampicata, quando non ravaniamo alla ricerca del nulla per crode immaginifiche, quando non infiliamo i ramponi con la voglia di sentire il rumore del ghiaccio sotto i nostri scarponi. Si tratta di un male fisico e mentale, che ci costringe a pensare sempre e solo alla montagna, in qualunque sua declinazione. Perché anche solo il pensiero delle terre alte è capace di lenire il malessere interno.

Nuovi lavori, nuove vite, ma stessa passione, ora che la cordata di Alpinismi si è riunita in un solo Paese, l’Italia. E nuova routine, che ci permetterà di essere sempre sul pezzo, seppur con il solito stile che ci ha sempre contraddistinto, riflessivo e – speriamo – mai banale o caciarone. Anche perché l’unico spirito che ci muove è lo stesso che muoveva Royal Robbins, quando diceva parole immortali: “Scalare non serve a conquistare le montagne; le montagne restano immobili, siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi”.

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