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"Dream" Thiem, allenamenti con i tronchi per il Rocky del tennis …

ROMA – La favola comincia nel bosco come tante altre favole. Per arrivare alle sue prime Atp Finals Dominic Thiem è passato di corsa tra gli alberi, andando su e giù col cuore in gola, senza perdere mai il buon umore, assecondando i rilievi del terreno fra le sue montagne (anche se è nato a sud di Vienna, a Wiener Neustadt) rischiando quasi sempre di scivolare (elemento non di secondo piano per un tennista) per abituarsi all’imprevedibilità dell’appoggio. Per crescere non si è mai piegato, nemmeno quando nel programma c’erano passaggi in cui la sua preparazione sarebbe finita per somigliare a quella, romanzata e colorata di corteccia, di Rocky Balboa. Spaccare legna più che allenarsi.

Domenica il 23enne austriaco, primo tennista nel 2016 a vincere tornei su tutte le superfici (cemento, terra e erba), n. 7 del mondo a giugno e adesso n.9, debutterà alla O2 Arena di Londra e contestualmente metterà alla prova i nervi del n. 2 del mondo Novak Djokovic, fresco di declassamento. Papà Wolfgang e mamma Karin sono del mestiere. Entrambi allenatori, entrambi esperti di campo. Vedono chiaro e soprattutto vedono lontano. Dominic prende in mano una racchetta molto presto, ossia quando tutti i ragazzini cominciano a divertirsi, intorno ai 4 anni. A 10 entra nell’accademia di Günther Bresnik, che fu allenatore di Boris Becker fra gli altri. A 12 comincia a fare sul serio perché appare subito evidente a tutti che non si tratta di uno qualunque. Già spara fucilate, che sono un buon punto di partenza (adesso è tra i proprietari di una delle “palle più pesanti” del circuito). Da due allenamenti a settimana si passa a sei. E’ già potenzialmente un professionista. La questione era: quanto vale investire su di lui? Soldi e affinamento tecnico vanno di pari passo. Viene cancellato il rovescio bimane e poco dopo, per costruire il “Dream Thiem”, la famiglia cominciare a fare sacrifici: “Abbiamo speso dai 60 a 100 mila dollari l’anno”, confessa Wolfgang. Tra le perdite va messa in conto anche la vendita della casetta lasciata in eredità dalla nonna materna. Il cambio di marcia arriva togliendo una “b”. Da Bresink si passa a Resnik. Per assicurarsi che lo sviluppo fisico di Dominic non proceda a strappi e non si basi su concetti di miglioramento generico, non applicato alla struttura del ragazzo e non finalizzato al gioco del tennis, ci si affida infatti a Sepp Resnik, definito da Bresnik “un matto con la testa sulle spalle”, ginnasta, ex-calciatore, judoka a tempo perso e pentatleta per vocazione totalizzante, eroe di vari contesti sportivi e sdegnoso collezionista di prove estreme fra cui un giro del mondo in bicicletta. Resnik inizia a lavorare con Dominic nel 2012. Il ragazzo non ha ancora 20 anni. Saranno quattro stagioni fondamentali, sufficienti per innescare la miccia di una rivoluzione psicofisica. Lo schema di base che provocherà l’accesso di Dominic nell’empireo dei tennis mondiale è decisamente anti-convenzionale: Resnik non sopporta le palestre. Come fare forza? Semplice. Si nuota nei fiumi, si fanno molti addominali a cielo aperto e all’occorrenza si corre anche di notte, nel parco dell’accademia militare di Vienna. Lo stesso Resnik accompagna Thiem in queste corse. Il suo obiettivo è dichiarato: “Intendo provocarlo”. In pratica, se questi duri esercizi può farli un vecchio di 60 anni come potrebbe non farli un giovane di 20? Mentre gli altri tennisti lavorano sodo in palestra con i pesi, isolando i vari gruppi muscolari, Thiem corre con un tronco di 25 chili sulle spalle in perenne equilibrio precario.



Un rischio che vale la pena di correre, quando sei giovane. Ecco dunque a cosa servono i tronchi una volta segati dal taglialegna. Cilindri provenienti dalla natura che costruiscono il fisico degli aspiranti campioni. Mentre gli altri nuotano in piscina, l’austriaco assaggia la fredda acqua dei torrenti del suo paese. Unico elemento di contatto il fischietto del coach che scandisce le prove. Il comodo tapis roulant è comodo, certo, ma non serve assolutamente a niente. Mentre i tanti Ivan Drago caricano e scaricano macchine al caldo delle palestre, Rocky-Thiem suda sotto la pioggia, coperto di maglie termiche. Il risultato è un atleta, prima ancora che uno dei più forti tennisti del mondo con aspirazioni da Top Five, di un metro e ottantacinque per ottanta chili. Verrebbe da dire: il fisico perfetto per giocare a tennis che si esalta sul rosso ma gioca bene ovunque, che colpisce di rovescio con un movimento ampio, anche più ampio di quello di Wawrinka, piantato a terra con i piedi come se volesse bucare il suolo, e per il dritto ricorda l’apertura di Gulbis (altro allievo di Bresnik), con la mano sinistra che quasi tenta di afferrare la pallina. Ora è uno di quelli: Kyrgios, Zverev, Coric e probabilmente Fritz, senza dimenticare Pouille, Khachanov e Edmund e a modo suo anche Struff. Uno di quelli tra i 26 e 20 anni di cui già parliamo. E le orecchie a sventola le ha ereditate da Thomas Muster. Insomma nemmeno quelle sono da persona qualunque.

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