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E’ il #selfieday. Nascita di una mania – AGI

C’è una data destinata a entrare nella storia della vanità umana: il 21 giugno del 2014. Si crede che sia stata la Bbc a proclamarla la ‘giornata del selfie’, ma è un malinteso: più di due mesi e mezzo prima aveva lanciato con uno slogan efficace – “Chi crediamo di essere” – e l’hashtag #SelfieDay un progetto per comprendere “se davvero le persone si sentissero più connesse tra loro rispetto a dieci anni fa”. I primi ad aderire erano stati i giornalisti della Bbc, l’hashtag era diventato trending topic e la giornata del selfie un appuntamento fisso fissato chissà perché al 21 giugno. Ma senza i crismi dell’ufficialità, tanto che nel calendario delle Nazioni Unite il 21 giugno è la giornata internazionale dello Yoga e nel 2017 si celebra il giorno della Musica

Chi ha inventato il selfie?

Il fenomeno è iniziato ufficialmente nel 2004, quando un utente di Flickr, piattaforma per la condivisione di foto, ha utilizzato il termine Selfie per la prima volta. Un trend che è esploso notevolmente in questi anni, se si pensa che oggi ogni persona si scatta in media 3 selfie al giorno e ciascuno di questi richiede almeno 16 minuti, dallo scatto fino alla pubblicazione, spendendo così un’ora del proprio tempo giornaliero (fonte: FeelUnique). Ma non sono dati univoci: secondo altre fonti nel 2016 erano stati scattati un milione al giorno; secondo altre 24 miliardi in un anno. 

Di sicuro nel frattempo la moda si è evoluta, ha coinvolto – quasi d’obbligo – star e vip di ogni provenienza e ha dato origine a infinite varianti. Ne elenchiamo 9 tra le più popolari, rigorosamente in ordine alfabetico.

A come “After Sex-Selfie” abbreviato in “ASS” – corpo mezzo nudo, spesso a letto tra le lenzuola in atteggiamenti affettuosi.

   B come “Belfie” – il selfie dedicato al lato B, introdotto da Kim Kardashian e ora un must per     raccogliere fiumi di like 

F come “Footies” – piedi in primo piano, spesso con panorami mozzafiato o ambienti curiosi che lasciano intravvedere o immaginare situazioni e circostanze.

 

H come “Helfie” – capelli in primo piano (hair), al vento o acconciature perfette, l’importante è che siano i protagonisti.

P come “Pelfie” – dall’inglese “Pets”, rientrano in questa categoria tutti i selfie che hanno per protagonisti i propri animali domestici, cagnolini, gattini, di soliti buffi e soffici, che conquistano numeri altissimi di like.

R come “Relfie” – dall’inglese “Relationship”, proprio come Chiara Ferragni e Fedez o Jay-Z e Beyoncé, tra i primi a far impazzire i propri fan con i selfie di coppia. I Relfie raccontano l’amore romantico tra le coppie, con sguardi complici e innamorati davanti a panorami mozzafiato.

S come “Suglie” – dall’inglese “Ugly”. Si tratta di selfie nei quali le persone assumono smorfie deturpanti che li fanno apparire più brutti o dall’aspetto non gradevole.  

U come “Ussie” – dall’inglese “Us”. E’ il selfie di gruppo. Il primo che ha aperto questo filone è il selfie hollywoodiano per eccellenza, scattato all’86esima cerimonia di consegna degli Oscar, nel 2014, quando Ellen DeGeneres ha raccolto intorno a sé i volti più noti del cinema, segnando una pietra miliare nella storia dei selfie.

W come “Welfie” – dall’inglese “workout”: allenamento; l’irrinunciabile selfie mentre ci si allena in palestra o all’aperto, l’importante è esibire il proprio fisico e la passione per il fitness.  

L’ultima frontiera è superare il selfie stick e levarsi in volo: nasce l’AirSelfie. Sono diversi i droni che montano videocamere, ma la più piccola e compatta flying camera è stata  ideata da due giovani fratelli italiani, può essere integrata direttamente nella cover del telefono (con tanto di power bank) e costa da 300 a 339 euro.

Uno strumento che ha dato il via a un’altra moda e un’altra clasifica: quelli dei luoghi più scattati nel mondo, che rientrano nella Top 20 stilata da Instagram nel 2016, come Central Park a New York, il Ponte di Brooklyn, il Santa Monica Pier, Tower Bridge a Londra, il deserto di Dubai.

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