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Fare sport immersi nel verde aiutati dai ragazzi del Suism

Ovoo-Sport in the City è un modo per vivere e fare sport, immergendosi nel verde. Gli istruttori, tutti laureati o laureandi in Scienze Motorie, si mettono a disposizione degli iscritti e tengono corsi di un’ora

di ALESSIO INCERTI


Un progetto che incentiva l’attività motoria e sportiva utilizzando spazi pubblici come giardini, parchi e palestre all’aperto. A Torino, a grande richiesta degli appassionati, torna Ovoo-Sport in the City, un modo nuovo per vivere e fare sport, immergendosi nel verde, facendo sì esercizio ma rispettando l’ambiente e la natura circostante. L’obiettivo è evitare di passare il proprio tempo libero in spazi chiusi e anonimi. Tutto nasce grazie a Marco Ivaldi, professore del Suism, che dà il via a We-Sport, come ci racconta Fabrizio Messina, coordinatore del progetto e istruttore di bootcamp: “Nel 2009 Marco ha avuto l’idea di creare un social network per sportivi. Praticamente, funziona così: grazie a questa piattaforma, puoi indicare che sport vuoi fare e in che area e lui ti trova chi fa la stessa attività nelle tue vicinanze. L’ultimo passo è decidere se andare da solo o andare in compagnia”. Gli istruttori, tutti laureati o laureandi in Scienze Motorie, si mettono a disposizione degli iscritti e tengono corsi di un’ora: “I corsi si attivano con un minimo di tre persone, e si tengono qualsiasi giorno della settimana, compatibilmente con gli impegni di chi insegna e di chi vuole imparare”.
 
We-Sport, promotrice del progetto che è partito lunedì e continuerà fino a ottobre, si rivolge a tutte le fasce d’età e offre una gamma di attività fisiche che vanno dal pilates al running, dallo yoga al thai chi e – per i più giovani – orienteering, giocavventura e barefooting (la pratica del camminare a piedi nudi). Infatti, l’offerta è valida per tutte le fasce d’età , anche se c’è uin’attenzione particolare per gli under-30. Le “aree verdi” scelte per fare sport insieme sono parco Colletta, parco Colonnetti, parco Dora, la Pellerina, il Ruffini, il parco Cavalieri di Vittorio in piazza d’Armi e, ovviamente, la splendida cornice del Valentino.
 
Il progetto Ovoo prende il nome da un termine mongolo, che significa letteralmente “cumulo di sassi”. In Mongolia, quando si incontra un “ovoo” sul proprio cammino, è usanza girarci tre volte intorno in senso orario per assicurarsi un proseguimento più sicuro. Ma non è solo questione di tradizione: “Ovoo vuole diventare il simbolo – ci spiega Messina – dell’attività fisica svolta all’aperto e in sintonia con la natura”. Un unione tra l’aspetto corporeo e quello spirituale.

(20 aprile 2016) © Riproduzione riservata

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