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Farewell Joan Baez, l’ultimo tour della pasionaria

Il 28 luglio, al Teatro Real di Madrid, Spagna, Joan Baez terrà il suo ultimo concerto. Sarà vero? Anche lo scorso anno “Fare Thee Well Tour” doveva essere il suo ultimo valzer. Lei sorride. «Sì. Beh, non so se è l’ultimo spettacolo. È l’ultimo spettacolo dell’ultimo tour. E potrebbe essere l’ultimo spettacolo». E resti affascinato dallo splendore del sorriso di questa elegante signora dai capelli argentati.

La “pasionaria del folk” sembra seguire le orme del suo ex compagno di vita e d’avventura, Bob Dylan, da anni impegnato in un “Never ending tour”. D’altro canto, finché c’è la salute e c’è la voce… «Fu il mio medico a dirmi quando sarebbe venuto il momento: “Te lo dirà la tua voce”» spiega. «E la mia voce sta andando bene. Mi piace questa voce. Non ha niente a che vedere con quello che avevo cinquant’anni fa, niente di niente, ma mi sto divertendo. Mia madre ha vissuto fino a 100 anni e non ha mai avuto gravi malattie. Mio padre morì a 94 anni con tutti i suoi capelli e denti. Ho molto da vivere. L’elemento più importante è il metodo Gokhale, che è interamente basato sulla postura e basato su donne native che stanno dritte anche dopo aver raccolto il riso tutto il giorno e non hanno alcun problema alla schiena. E la meditazione, anche se mi ha sempre leggermente annoiato, è importante. Più pilates e yoga si intende. E alla mia età, camminare è il miglior esercizio. Ho un campo adorabile che percorro ogni giorno per circa 40 minuti».

Joan Baez e Bob Dylan

A 78 anni, dopo gli anni di sangue e fragole, le battaglie per il pacifismo e i diritti civili, “l’usignolo di Woodstock” è una signora che ha ancora voglia di stare sul palco, che non ha paura di affrontare i suoi fantasmi, né quelli di una generazione. L’eterna insubordinata “Madonna del popolo” non smette di perpetuare i suoi nobili ideali anche nel suo ultimo tour.

Ciao dolcezza
dove sono diretto, non posso dirlo
arrivederci è una parola troppo bella, bambina
così ti dirò semplicemente addio
Non sto dicendo che mi hai trattato male
avresti potuto fare meglio ma non m’importa
hai solo sprecato il mio tempo prezioso
non pensarci troppo, va tutto bene

Apre tutte le sere con “Don’t Think Twice, It’s All Right”. Un classico di Bob Dylan. Una canzone scritta dal “menestrello di Duluth” quand’era fidanzato con Suze Rotolo. Chissà a chi si rivolge Joan Baez. Chi è la persona che le ha solo sprecato il suo tempo prezioso? Lo stesso autore del brano?

«Recentemente ho dipinto alcune foto di Bob Dylan, e ho messo la sua musica su, e tutto ciò che stava intralciando il rapporto, gelosia, risentimento, completamente svanito. Per tanto tempo ho tenuto rancore, ma è stupido tenere rancore. L’insegnamento buddista ti invita a perdonare. È un onore se il mio nome è rimasto attaccato al suo, per tutto quello che ha creato».

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Blazer bianco con gessati su maglietta nera e jeans, collana eterna sul collo, Joan Baez continua ad immergersi nell’eredità musicale. È il suo modo di ringraziare ciò che la vita le ha dato. È il suo vero addio, fatto di gratitudine e di nostalgia. Commuove con “Imagine” di John Lennon, “Suzanne” di Leonard Cohen, “Gracias a la Vida” di Violeta Parra, “The Boxer” di Paul Simon, “Farewell Angelina” e “Forever Young” di Bob Dylan. Ma va anche oltre, rivisitando “Another World” di Antony and the Johnsons o “The Last Leaf on the Tree” di Tom Waits, dal quale ha preso in prestito il titolo del suo trentacinquesimo album, “Whistle Down the Wind”. Dedica un testo a cappella a Barack Obama, divide un omaggio a Ingrid Betancourt, elogia le virtù protettive del Signore, ravviva un’aria di Woodstock o un coro militante in spagnolo, con “Deportees” di Woody Guthrie ricorda il dramma dei rifugiati, distillando una grazia squisita. Imponendo un silenzio religioso. Difficile dimenticare la statura di questa signora, che ha partecipato a “I Have a Dream” di Luther King a Washington, è andata sotto le bombe in Vietnam e a Sarajevo, ha sfidato la dittatura di Franco cantando “No Pasarán“. John Baez è una leggenda il cui messaggio va oltre il folk.

Martin Luther King e Joan Baez

«Addio amici miei …» saluta sorridendo, senza alcuna ombra di tristezza, il pubblico dai capelli grigi che la osanna all’Auditorium Stravinski di Montreux, prima tappa del tour europeo che il 19 luglio farà scalo al Flower Festival di Collegno (Torino) per chiudere, appunto, il 28 a Madrid. «Perché finire il tour in Europa? Perché no? L’Europa mi è stata fedele sempre, anche nei momenti in cui gli Stati Uniti sembravano avermi dimenticata» spiega. E poi tiene a precisare: «Non scrivete però che vado in pensione» sorride. «Mi unirò alla mia amica Meryl Streep, che fa campagne per impedire alle donne di ristrutturare i loro volti attraverso interventi chirurgici. Il mio obiettivo è quello di abbracciare le rughe. Poi dipingerò. E mi piace ballare: forse prenderò lezioni di ballo latino. Continuerò a cantare, ma per casa: più la mia voce si deteriora, meno sono felice».

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