lunedì , marzo 25 2019
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Fitbit Charge 3 recensione: la smartband coi fiocchi • Ridble

Ovviamente per gli utenti che vogliono avere una visione chiara del tragitto percorso durante una corsa all’aperto, possono ancora sfruttare la funzione di GPS assistito portandosi dietro il proprio smartphone. Il tracking del sonno è ancora oggi una delle funzioni che apprezzo di più del Charge 3. Durante le mie settimane di test per questa recensione su Fitbit Charge 3, mi sono reso conto che la smartband è in grado di tracciare perfettamente l’inizio della fase effettiva di sonno – anche per brevi riposi di circa 30 minuti – tendendo però ad essere un po’ più lenta nel riconoscere il mio stato di veglia.

Un piccolo esempio lo si può notare nello screenshot qui di fianco dove l’applicazione segna la fase REM alle 07:54 di mattina, quando in realtà ero allo scrivania già da quindici minuti. È un piccolo deficit di tracking che non sono riuscito a riprodurre in modo costante, pertanto sono portato a pensare che si tratti di un piccolo errore randomico piuttosto che un problema effettivo di interpretazione dei dati in arrivo alla smartband. Il Charge 3 presenta inoltre la possibilità di tracciare in maniera del tutto automatica il tipo di attività che si sta svolgendo, senza dover impostare la disciplina prima di iniziare l’allenamento.

Questo è valido per il nuoto, la corsa, la camminata, il tapis roulant e molto altro. Storia diversa per il tipo di allenamento che svolgo in casa che mira principalmente al mantenimento del tono muscolare. Nel mio caso specifico sono costretto a dover attivare la funzione “esercizio” dal menu della smartband, altrimenti mi ritroverei senza dati circa la quantità di calorie bruciate, il livello del battito cardiaco e la durata dell’esercizio svolto. Questo non è un limite del Charge 3, sia chiaro, ma semplicemente il mio tipo di allenamento non prevede i classici pattern richiesti dalla smartband per far partire il tracking automatico dell’attività fisica.

Proprio come il Versa e lo Ionic, anche il Fitbit Charge 3 presenta inoltre il sensore SpO2. Tramite esso la smartband è in grado di tracciare importanti aspetti legati alla nostra salute come la fibrillazione atriale e l’apnea notturna. Questa funzione è attualmente in beta (non sono più disponibili posti per accedere alla prova del servizio) e valida solo per gli utenti Fitbit residenti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Australia. Purtroppo noi italiani restiamo ancora nel limbo di chi vorrebbe poter accedere a questa interessante feature ma non può.

Il sensore HR per il battito cardiaco si è sempre comportato in maniera piuttosto precisa. Grazie al nuovo design del sensore, adesso a filo e non più leggermente sporgente come nel Charge 2, ho potuto indossare la smartband senza avere problemi di comodità. Infatti, allacciare il Charge 3 in maniera stretta non crea più fastidi, nemmeno durante gli esercizi o alla notte per il tracking del sonno – cosa che invece mi ha creato qualche piccolo problema nella passata generazione.

Questo implica che i dati raccolti sono meno ballerini in quanto il sensore poggia perfettamente sulla pelle.

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