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Giorgia e l’anoressia: “Ero arrivata a pesare 39 chili”. Ora la rinascita, un blog e nuovi sogni

“Ho passato quattro anni a cercare la perfezione fisica dopo essere stata vittima di bullismo psicologico. Sono arrivata a pesare 39 chili, partendo da poco più di 60. Non riuscivo più a fermarmi. Facevo diete e sport compulsivamente, perché dovevano essere le variabili dipendenti di un’equazione perfetta. L’adrenalina si era impossessata di me… Ho pensato di farla anche finita. Ero ossessionata, volevo il pieno controllo del mio corpo e dei miei pensieri. Sono passati quattro anni. Oggi aiuto gli altri e anche me stessa. Sono rinata”.

La storia di Giorgia Stocco, 22enne astigiana tuttora ricoverata presso una clinica del torinese, assomiglia ad una partita di calcio. E’ lei stessa a creare il parallelismo su un blog che ha aperto quasi per caso e che rappresenta, semplicemente, la sua rinascita. Quello delle sue parole e dei suoi articoli, che oggi lasciano segni indelebili nello spazio infinito del web, è il “rumore” che soffoca il dolore, la “voce” che batte il silenzio.

Come in un match di pallone l’anoressia e la depressione sono state a lungo in vantaggio contro la vita di Giorgia, trafitta senza difese dai 18 ai 22 anni in una lunga e insospettabile partita. Il classico “intervallo” tra primo e secondo tempo, e cioè dal 2015 al 2017, l’ha vista subire un’impietosa goleada: “Risalire mi sembrava impossibile…”.

Invece Giorgia ce l’ha fatta, perché ha la stoffa della campionessa. Perché l’anoressia è forte, attacca da tutte le parti a livello fisico e psicologico, ma non è mai una partita persa. Giorgia ha vissuto sconforto e rassegnazione, ma ha segnato un gol dopo l’altro pareggiando i conti con la malattia dopo essere stata ricoverata alle Molinette. Oggi, proprio dalla struttura presso San Maurizio Canavese dove è ricoverata, può effettuare il tiro decisivo: “Devo solo più calciare il rigore della vittoria…”.

Inizia tutto tra i banchi di scuola. Giorgia si racconta: “Non ero assolutamente grassa, ma avevo delle forme rotonde. Per questo alle elementari e alle medie mi prendevano in giro. Parole, parolacce e offese di qualunque tipo mi hanno portato a reagire nel tempo in modo sbagliato, verso una direzione precisa, inevitabile e condizionata. Volevo dimagrire drasticamente e immediatamente. Facevo un sacco di sport, praticamente non mangiavo. La dieta doveva essere la regia nella mia ricerca di controllo e perfezione. D’altronde la televisione e i giornali ci fanno capire chiaramente cos’è la donna perfetta per il nostro sistema. Io volevo essere magra, sempre più magra”.

Giorgia attraversa tutto il periodo delle superiori, ha come forte obiettivo un bel voto all’esame di maturità e l’iscrizione all’Università: “Sì, ma ero distratta… L’idea di dimagrire era diventata una droga. Ci pensavo con ossessione. Più scendeva il peso, più guadagnavo adrenalina, più sentivo il controllo di me stessa. Volevo vedere le mie ossa e non sentivo dentro di me la voglia di gridare che stavo soffrendo. Volevo reagire, ma lo stavo facendo nel modo sbagliato. Ero fuori controllo”.

E’ l’estate del 2015. E’ l’inizio di quella che comunemente viene definita “anoressia nervosa”: “I miei genitori mi facevano un sacco di domande. Le dribblavo. Ero troppo determinata e testarda. Mostravo loro di mangiare solo verdure e di rispettare una dieta bilanciata. Non li facevo preoccupare, soffocavo la loro voglia di sapere. Sono crollata dopo un lutto che ha segnato la mia vita, arrivato appena dopo l’orale della maturità. I miei genitori pensavano che l’estate, gli amici, qualche serata in discoteca o la conoscenza di qualche ragazzo mi avrebbero distratto e risvegliato. Invece ero arrivata al limite. A novembre 2015 ero arrivata a pesare 42 chili, partendo da oltre 60. Ero gravemente sottopeso. Quando ho visto la bilancia, per la prima volta, mi sono spaventata. Assieme ai miei genitori abbiamo interpellato una psicologa. Mi ha assicurato che ero a rischio ricovero. Non era più una gastrite nervosa, ma un’anoressia nervosa…”.

Giorgia si fa forza, inizia a mangiare e spesso lo fa di nascosto: “Era arrivato il mio compleanno e i miei genitori festeggiavano l’anniversario dei 30 anni di matrimonio. Non potevo deluderli. Pensavo “prendo due chili e dico a tutti come sto per davvero…”. Così sono andata ad Asti, ho seguito uno schema alimentare da una dottoressa molto brava. Sono riuscita a risalire fino a 52 chili. Ho fatto bene i compiti, come spesso mi fanno dire e pensare oggi i medici. Mi sono anche innamorata, mi sono trasferita a Pavia per studiare Farmacia. Tutto sembrava procedere verso la normalità…”.

Invece è esattamente il contrario: “L’anoressia ti fa tornare bambina. Stare a Pavia è stata l’occasione per crescere e dimostrare a me stessa che ero diventata indipendente e che mi ero liberata della malattia. E’ iniziata la seconda anoressia. Facevo finta di mangiare normalmente solo nel weekend, quando tornavo dal mio ragazzo. Ero tornata a fissarmi con la palestra e non so neanche come sono riuscita a dare tutti gli esami universitari. Mi sembrava di avere forza, ma era una forza mentale finta. Ero tornata di nuovo indietro”.

A metà 2017 Giorgia pesa ancora meno di prima, esattamente 39 chili: “Le ricadute nell’anoressia sono davvero devastanti. A differenza di prima, quando mi ero spaventata, stavolta ero contenta. Volevo persino continuare sulla cattiva strada”. A questo punto entra in gioco una vera e propria “equipe”: “Il mio medico di base, la psicologa, una nutrizionista ed in seguito anche uno psichiatra mi hanno seguita costantemente. Giorno dopo giorno. In particolare il medico di base ha creato la situazione a me più congeniale, perché volevo restare in casa. La camera dei miei era diventata una sorta di stanza d’ospedale tra flebo e antidepressivi. E’ così che ho conosciuto il BED, ovvero il “Binge eating disorder”. Una malattia simile alla bulimia, che pochi conoscono, per la quale vuoi solo abbuffarti fino quasi a non respirare più. Dormivo, mi alzavo e mi abbuffavo. Facevo solo questo. Nel marzo del 2018 è finita la mia relazione sentimentale. Avevo paura di essere giudicata. Ho nascosto un sacco di cose al mio ragazzo”.

Il “BED” si associa ad una sorta di depressione. E’ il momento più basso della vita di Giorgia, ricoverata alle Molinette: “Purtroppo sì. Voglio sottolineare che gli psicofarmaci aiutano. Sfatiamo il tabù. Volevo farla finita, volevo tornare anoressica. Non vedevo più una via d’uscita. La mia salvezza è stata una nuova terapia farmacologica alla fine del 2018, assieme ad un duro lavoro psicologico sull’assestamento delle mie condizioni e sulla consapevolezza del dolore. La mente, finalmente, stava tornando a controllare il corpo“.

La svolta definitiva arriva in un momento preciso: “Dentro l’Ospedale ho visto il dolore da fuori. Prima lo avevo vissuto solo dentro. Ho visto, per esempio, cosa stava facendo l’anoressia ad una signora di una certa età. Ho visto la realtà senza filtri. Sono cambiati i miei occhi. Ho visto il sole”. Ed ecco SolePiuma: un blog che racconta la malattia, la sfida e la rinascita. Il sole come la luce di occhi nuovi, le piume come i pensieri leggeri di Giorgia: “Non avevo idea di come si aprisse un sito e di cosa significasse scrivere un articolo. Sono andata su internet e mi sono informata. Avevo bisogno di parlare, di gridare con le parole e di esprimermi. Volevo finalmente reagire”. Oltre 30mila visite in pochi mesi: un successone.

Giorgia, dopo interminabili minuti di emozione nel ripercorrere quattro anni durissimi, adesso si lascia andare: “Sono rinata, perché finalmente ho dato un senso alla mia vita. Aiutando gli altri sto aiutando me stessa. Ho raggiunto, coinvolto e stimolato altre persone, che oggi sono lettori fedeli del mio blog. Ho creato amicizie, confortato altre ragazze. Una di queste, che lotta contro un tumore, mi ha scritto “sei la mia forza”… Oggi sono ancora ricoverata, ma questa è la fine della partita. Ho ritrovato me stessa. Manca solo un calcio di rigore per vincere e sono pronta a tirarlo, visto che l’arbitro ha già fischiato…”.

Ci sono anche nuovi sogni: “Scrivere un libro, avere dei figli e un marito, darmi da fare in un lavoro. C’è anche una nuova conoscenza dal punto di vista sentimentale. Ciò che più sogno è, semplicemente, una vita normale”.

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