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I 40 anni di sacerdozio di don Antonio Angiolini, il prete che accoglie tutti

Elena Mazzella | Il parroco della chiesa di Gesù Buon Pastore di Ischia, Don
Antonio Angiolini, festeggia oggi i suoi primi quarant’anni di sacerdozio.

Dopo la messa di questa mattina alle ore 11, Don Antonio
brinderà con la sua comunità sul sagrato della sua chiesa che accoglie,
veramente, tutti. Di formazione agostiniana, don Antonio predilige il pensiero
antropologico a quello teologico, che riesce a conciliare benissimo e famosi
sono i suoi sermoni su questi temi.

Era il 16 giugno del 1979 quando, partito giovanissimo dal
suo paese natale Lacco Ameno, dopo un periodo di studi a Roma, divenne
sacerdote. Siamo andati a fargli gli auguri di persona e abbiamo trovato un
uomo sereno e felice, con gli occhi che sorridono alla vita. Gli chiediamo
quale sia il regalo più bello che possa ricevere per questo suo traguardo e la
sua risposta arriva immediata: “Ringrazio il buon Dio, la mia famiglia e la mia
comunità, i miei tre grandi amori, per i miei quarant’anni vissuti alla grande”
ci dichiara soddisfatto e pieno di gioia. “Prego affinchè il Signore mi dia la
felicità di vedere quanto prima Antonio Mazzella sacerdote, perchè è il frutto
più bello dei miei quarant’anni di sacerdozio. Questo ragazzo nato e cresciuto
in questa comunità ora è diacono e non vediamo l’ora, una volta saliti tutti i
gradini, di vederlo vestito da sacerdote. Prego altresì per tutti i giovani che
si vogliono avvicinare all’istituzione della Chiesa, attraverso la vocazione
del Signore, perché abbiamo tutti bisogno di nuovi preti”.

Don Antonio, come si sente oggi, dopo quarant’anni al servizio di Dio?

Non mi manca nulla, sono felice e sereno del mio percorso
quarantennale. Sono felice di aver servito al mio meglio questa comunità e la
diocesi. E questa giornata la voglio passare da solo, con me stesso, con la
serenità di chi è soddisfatto del proprio operato.

Sono alla chiesa di Gesù Buon Pastore da trent’anni, dal 16
aprile del 1989. Precedentemente ho girato per varie diocesi (San Pietro, il
Fango, Lacco Ameno) subito dopo aver preso i voti a Roma dove ho studiato. Sono
contento dei miei 40 anni, oltretutto è un numero bello perchè biblico:
richiama il numero dei 4 evangelisti, i 40 giorni della quaresima, i 40 giorni
di Gesù nel deserto.

Come ricorda i suoi anni trascorsi a Roma?

Partii giovanissimo da Ischia per andare a studiare a Roma e
ricordo con molta gioia quegli anni. Ho stretto amicizia con l’arcivescovo Piero
Marini nel 1976, 43 anni fa, che allora era un sacerdote che aiutava il
cardinale Noè, mio amico fraterno. Don Piero divenne poi Arcivescovo e Capocerimoniere
pontificio di San Giovanni Paolo II. Instaurammo un rapporto bellissimo, come
fratelli e in tutti questi anni la nostra amicizia non si è mai incrinata.
Proprio la settimana scorsa sono stato a Roma e siamo stati insieme, e
viceversa lui viene sempre ad Ischia a trovarmi.

Quali sono i ricordi più belli e gli eventi per lei più importanti nell’arco di questi 40 anni?

I grandi eventi per me più importanti nell’arco dei 26 anni
che ho servito la diocesi in curia sono stati: la venuta del Papa ad Ischia nel
2002, evento straordinario; la celebrazione della cinquantesima settimana
liturgica nazionale, la venuta di Santa Restituta per il Giubileo e il ritorno
definitivo del corpo di San Giovan Giuseppe della Croce ad Ischia. Ho vissuto
tutto in modo molto esaltante.

Le porte della sua parrocchia sono sempre state aperte a persone bisognose e ai migranti.

Siamo stati sempre molto sensibili all’accoglienza di
persone bisognose e le nostre porte sono state sempre aperte ai migranti:
qualche anno fa accogliemmo una famiglia di quattro persone nelle stanze della
parrocchia, benchè non avessimo grandi strutture. Il banco alimentare è sempre
molto abbondante e abbiamo tantissime famiglie bisognose che aiutiamo. Nella
Giornata Mondiale della Gioventù, nell’anno duemila, ricordo che arrivarono
circa quattrocento persone tra francesi e argentini che accogliemmo nella
palestra dell’istituto alberghiero e sostenemmo con i viveri.

Lei è stato anche professore di religione alle scuole medie Scotti. Come ricorda l’esperienza dell’insegnamento?

Ho insegnato per 15 anni alla scuola media Scotti e li
ricordo veramente con molto piacere, ero giovane e sono stati anni molto
esaltanti e ancora oggi ricordo tutti i miei alunni. Insegnavo in solo due
sezioni, e questo mi permetteva di instaurare un bellissimo rapporto con gli
alunni. Provo immenso piacere e gioia quando alcuni di loro vengono a trovarmi.

Don Antonio, parliamo un po’ del futuro della Chiesa e del difficile momento che sta attraversando.

Le porte dell’inferno non prevarranno contro di essi, dice
Gesù Cristo, non abbiate paura perché io vi illuminerò e sarò con voi fino alla
fine del mondo. La Chiesa, tra alterne vicende, va avanti, perché deve andare
avanti. Si, è vero che stiamo attraversando un momento terribile, ma la storia
della Chiesa è sempre stata contrassegnata da persecuzioni di ogni tipo. E’ un
momento esaltante questo che stiamo vivendo, non voglio fare questioni sui
conflitti tra vecchio e nuovo, il passaggio e l’apertura sono necessari.

Lei non ha mai fatto discriminazioni e lo dimostra il Consiglio Parrocchiale che comprende veramente tutti

Io accetto tutti, l’ho sempre fatto. Accolgo separati,
conviventi, divorziati, diversamente uomini e donne: come uomo non posso
giudicare nessuno. Come padre devo accogliere le pecore smarrite.

E’ per questo che la nuova composizione del Consiglio
Parrocchiale comprende coppie non sposate in Chiesa e conviventi. I problemi
che arrivano in Chiesa non li portano queste persone, bensì quegli sposi che
hanno speso tantissimi soldi in foto, fiori, filmini, abiti e festini, ma che
poi vanno in malora e scompaiono insieme ai loro figli dalle nostre chiese.
Dobbiamo smetterla di pensare che il peccato sia solo fuori dalla Chiesa:
siamo tutti peccatori e, al tempo stesso, tutti votati alla Santità.”

Lei ha da sempre affermato che è necessaria un’apertura di mente

La mia formazione filosofica agostiniana mi porta a
prediligere l’antropologia che non la teologia. Quando l’antropologia diventa
teologia e la teologia si sposa bene con l’antropologia, si creano le mie condizioni
ideali. Stamattina il Papa ha parlato del dono di gratuità che ci ha donato Dio
ed è grazie ad esso che si eliminano tutte le barriere razziali. E’ necessario
avere un’apertura di mente, affinchè si possa avere un’apertura di cuore e un
cuore integro è meglio di una grande testa. Fuori in marciapiede c’è più gente
santa di quella che viene in chiesa, persone che si adoperano tantissimo per il
prossimo e noi magari non lo sappiamo. La santità è presente in mezzo alla
strada, non nelle chiese dove spesso prevale la bizzocheria, e noi dobbiamo
imparare a fare il bene da cristiani, così come il Signore ci ha creato.

Don Antonio Angiolini ci lascia parole forti, eloquenti, che guardano ad un nuovo modo di concepire la Chiesa. E del resto, proprio come Don Agostino ci insegna, le parole non sono state inventate perché gli uomini s’ingannino tra loro, ma perché ciascuno passi all’altro la bontà dei propri pensieri.

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