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I benefici della bicicletta sulla salute e sul cuore

Benefici, Bikelife, News, Salute • di
Francesco Pattarino

La bici, oltre a un mezzo di trasporto, può essere davvero considerata uno strumento terapeutico? Potrebbe addirittura essere paragonata a un farmaco? Abbiamo chiesto al dott.Francesco Pattarino, cardiologo, di raccontarci i motivi per i quali la bici dovrebbe essere considerata un vero e proprio medicinale e uno strumento per essere più in forma, più in salute e più felici.

Numerose ricerche mediche negli ultimi anni hanno fornito ripetute e consistenti evidenze a supporto dell’importanza dell’attività fisica regolare per promuovere la salute pubblica a tutte le età.

Si è infatti visto come, già dall’infanzia, l’esercizio fisico porti a un sensibile miglioramento della resistenza cardiorespiratoria e muscolare e a una modificazione positiva della composizione dell’organismo e del metabolismo; negli adulti poi, si assiste a una riduzione del tasso di mortalità per tutte le cause dell’incidenza di numerose patologie (malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, diabete mellito, ipertensione arteriosa, disturbi dell’assetto lipidico), oltre ad un impatto favorevole in termini di prevenzione dell’obesità, di vari tipi di tumore maligno e persino della depressione.

Tutte le organizzazioni sanitarie pertanto incoraggiano il ricorso all’attività fisica regolare, non soltanto derivante da pratiche sportive, ma anche quella inserita nel contesto di vita quotidiana, come ad esempio cammino a passo veloce, salire le scale, manutenzione della casa, lavori in giardino.

Sotto questo aspetto, la forma più semplice da perseguire è rappresentata dal pendolarismo attivo, che prevede il tragitto dal/al posto di lavoro abbandonando i mezzi di trasporto passivi (auto, bus, metro). Per molti, tale pratica costituisce una quota sostanziale e a basso costo dell’attività fisica quotidiana, con ricadute benefiche anche sul traffico e sull’inquinamento acustico e atmosferico.

Molti studi hanno analizzato in particolare gli spostamenti quotidiani in bicicletta (il cosiddetto bike-to-work, BTW) e hanno constatato come, rispetto al camminare, sia possibile svolgere tale attività a più alta intensità, con potenziali vantaggi aggiuntivi.

Il consumo calorico medio del BTW si attesta intorno alle 500 kcal/ora, con conseguenze migliorative su peso corporeo, glicemia, colesterolemia, pressione arteriosa. In più, chi pedala verso il lavoro di solito è più puntuale e meno stressato, quindi più produttivo, con effetti socio-economici positivi. In tutti questi aspetti, non sembrerebbero esistere differenze di genere o genetiche.

Spesso l’obiezione mossa nei confronti del BTW è relata al rischio di infortuni e di inalazione di elementi inquinanti durante questa pratica: in realtà, i benefici derivanti dalla prevenzione a lungo termine di malattie croniche sono sostanziali. Andare in bicicletta non garantisce di certo l’immortalità, ma l’aumento di aspettativa di vita legato all’attività fisica aerobica regolare è quasi 10 volte superiore al calo legato all’inquinamento atmosferico e agli incidenti stradali.

Come abbiamo visto, il ciclismo è una forma di attività fisica che può essere interpretata a vari livelli di intensità e condurre a molti potenziali benefìci per la salute del singolo individuo e della collettività. In più tale beneficio è cumulativo e mostra un comportamento dose-risposta correlato alla regolarità e all’intensità.

Rispetto ad altre modalità di esercizio, poi, il pedalare è adatto a quasi tutti gli individui e apporta un basso traumatismo sull’apparato muscolo-scheletrico e sulle articolazioni; in quest’ottica, l’invecchiamento non rappresenta una controindicazione all’utilizzo della bicicletta.

In ambito cardiovascolare, l’attività regolare e l’esercizio fisico a moderata intensità sono cruciali non solo nel prevenire l’incidenza di malattie cardiocircolatorie in soggetti sani, ma hanno anche un ruolo importante nella prevenzione secondaria di nuovi eventi avversi in chi ha già sofferto di un problema cardiaco, ad esempio un infarto. La sedentarietà, infatti, è uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari e le linee guida internazionali sottolineano a più riprese l’importanza dell’esercizio fisico regolare come strumento non farmacologico cruciale per la prevenzione primaria e secondaria.

Sotto guida specialistica, una persona affetta da cardiopatia può – in molti casi, deve – svolgere un dettagliato programma di allenamento di resistenza, rigorosamente aerobico, con miglioramento della capacità cardiorespiratoria e conseguenti effetti favorevoli cardiovascolari e metabolici di grande impatto prognostico positivo.

Per poter iniziare a cimentarsi senza rischi nel ciclismo come fonte di attività fisica, per la maggior parte dei soggetti sedentari sarà sufficiente un controllo cardiologico durante il quale, accanto alla visita e alla misurazione della pressione arteriosa, il medico effettuerà un elettrocardiogramma (ECG) a riposo per escludere controindicazioni alla pratica sportiva non agonistica. In caso di dubbi o in presenza di anomalie pressorie o elettrocardiografiche, potranno essere previsti anche esami strumentali più approfonditi, come un test da sforzo (su cyclette o tapis roulant), un ecocardiogramma e un ECG dinamico delle 24 (Holter).

Tutto ciò per poter calibrare sulla persona il livello di esercizio più corretto e che rechi il massimo del beneficio.

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