venerdì , febbraio 22 2019
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Il grido della Casa delle donne Lucha Y Siesta contro lo sfratto

Le vostre ospiti attuali come stanno vivendo la precarietà di questi giorni?
Ovviamente sanno tutto dello sfratto. Abbiamo detto loro che siamo unite e che nessuna verrà mai lasciata per strada. Il senso di precarietà c’è, ma stiamo pur sempre parlando di donne che hanno vissuto situazioni peggiori.

Lucha y Siesta non è solo un rifugio. Il quartiere potrebbe perdere un vero e proprio punto di riferimento.
Esatto. Ospita un atelier, gestito da una donna che aveva avuto difficoltà sul lavoro a causa della maternità, che oggi propone riparazioni e laboratori di sartoria. È un’attività importante, simbolo di riscatto e autonomia. Ci sono poi corsi di yoga, inglese, teatro, pilates e fitoterapia. Ospitiamo inoltre cineforum e workshop, ma anche feste di compleanno degli abitanti del quartiere. È un luogo di aggregazione, aperto a tutti. Donne e uomini.

Sareste anche disposti a trasferirvi se il Comune vi fornisse uno spazio alternativo?
Le poche volte che abbiamo avuto la possibilità di parlare di questo, abbiamo detto esattamente questo: siamo ovviamente legati a quel luogo, ma il progetto può continuare anche in altri spazi. Tuttavia il punto è un altro. L’immobile è dell’Atac, che è sì una S.p.a., partecipata dal Comune di Roma. È giusto che uno spazio così venga messo sul mercato, messo all’asta per farlo diventare chissà cosa, dopo il modo in cui lo abbiamo valorizzato? Le case delle donne andrebbero aperte, non chiuse.

E meno male che la sindaca è una donna
Non è il primo che fa questa osservazione. Sembrava scontato che Virginia Raggi potesse avere un occhio di riguardo per noi. O per la Casa Internazionale delle Donne. Purtroppo questa è la dimostrazione che non basta essere donne per essere femministe e avere a cuore la lotta alla violenza di genere.

A tal proposito, il nostro Paese quanto ha a cuore questa lotta?
L’Italia non sta facendo proprio niente contro la violenza sulle donne, in un periodo in cui ci sono sempre più episodi di questo genere. Pensiamo a cosa è successo a Vercelli… Ce n’è una nuova ogni giorno, e queste notizie sono solo quelle che vengono a galla. In Italia adottiamo misure di facciata e parliamo di raptus, quando il fenomeno ha invece radici culturali. Noi di Lucha y Siesta cerchiamo di sensibilizzare le donne, spiegando loro che è importante denunciare fin dai primi ‘sintomi’ della violenza domestica. Anche perché spesso avvengono in presenza di minori, che da adulti potrebbero riprodurli se abituati a considerarli la normalità.

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