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Il maestro di karate ha confessato: "Così ho ucciso Maria sul tatami"

Fiumicino «L’ho uccisa io. Voglio dire la verità».

«Canestrino» confessa. Il personal trainer di Maria Tanina Momilia, la commessa di 39 anni trovata cadavere in un canale all’Isola Sacra, non regge più alla tensione. Andrea De Filippis, 56 anni, maestro di karate terzo dan, ex poliziotto all’aeroporto Leonardo da Vinci, si presenta con il suo avvocato in caserma.

È pronto a tutto. A cominciare dall’interrogatorio di fronte ai carabinieri del nucleo investigativo Ostia, da giorni in cerca di prove in grado di inchiodarlo, e al sostituto procuratore di Civitavecchia. Per il suo legale, l’avvocato Cristian Milita, De Filippis «ha rivissuto la scena di cui nemmeno, al momento, si era reso conto. Come se non fosse lui». Un passato a tratti oscuro quello di De Filippis, congedato dopo più di 30 anni di servizio in seguito a un provvedimento disciplinare. Responsabile del poligono all’interno del Leonardo da Vinci, Canestrino viene incolpato del ferimento di un poliziotto per negligenza.

Da questo episodio una lunga malattia lo porta a essere riformato. De Filippis si dedica anima e corpo alle arti marziali, già insegnate ai suoi colleghi in divisa. Diventa istruttore federale, maestro, in una palestra di zona, la Asd di via Martinengo, sempre a Fiumicino. Qui conosce Maria, suo marito, i loro figli. Con la donna, però, avrebbe avuto un rapporto speciale. Si frequentavano anche fuori dagli orari della palestra, i due. Insieme andavano a cantare al karaoke in un locale, tanto da far ingelosire Stefania, la compagna di Andrea.

Giovedì scorso la donna l’aspetta fuori della struttura, è una iena. Affronta Maria davanti a decine di persone che assistono alla scena. La lite prosegue il giorno dopo. Il marito della vittima, Daniele Scarpati è sconvolto: «Un mostro in casa. Avevamo per anni un mostro in casa nostra e non lo sapevamo».

Secondo la ricostruzione dei carabinieri Maria va in palestra per una lezione alle 7,30 di domenica. Una lezione fin troppo mattutina secondo il proprietario. Ma Andrea ha le chiavi. Poi la donna rincasa, fa colazione con marito e figli e, passate le 8,30, esce di nuovo. A pranzo dovrà essere con i vecchi vicini di casa. Invece torna in palestra. E qui viene uccisa, secondo le tracce di sangue trovate sul tatami, il materassino da karate, e in vari punti della palestra stessa. Un colpo sferrato con violenza alla testa la causa della morte. Sul collo, secondo l’autopsia, altri segni compatibili con uno strangolamento.

Che la poveretta sia stata tramortita con una busta di plastica e poi uccisa con un oggetto contundente? La stessa busta utilizzata per non spargere sangue a terra e nel bagagliaio dell’auto. Le telecamere della palestra, inspiegabilmente in funzione fino al sabato sera, la domenica risultano spente, disattivate. Il tatami, poi, solitamente pulito il lunedì, viene lavato la domenica.

Insomma, che l’omicidio non sia un gesto estremo ma sia stato ben premeditato?

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