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Il primo Re: il Natale di Roma tra storia, mito e tanta azione

Tra i tanti film che hanno trattato l’argomento c’è sicuramente Romolo e Remo di Sergio Corbucci, con Steve Reeves e Gordon Scott, e la commedia Remo e Romolo – Storia di due figli di una lupa di Mario Castellacci e Pierfrancesco Pingitore. Eppure Rovere ha dichiarato che il tono del film sarà “agli antipodi del peplum”, citando come film di riferimento Revenant – Redivivo, Valhalla Rising, Braveheart e L’ultimo dei Mohicani.

“Dietro a un film del genere c’è tanto lavoro e tantissima preparazione” spiega Alessandro Borgese, leggendario coordinatore di stunt, action designer e regista di seconda unità (tra i suoi lavori più recenti Suburra 2, La paranza dei bambini, Dogman). “Quando si lavora a un film con tante scene d’azione, o di battaglia, si comincia facendo uno spoglio del copione insieme al regista, allo scenografo e al direttore della fotografia per capire in che modo verranno inquadrate quelle sequenze, quali movimenti di macchina sono previsti. Le coreografie vanno provate, immaginate e poi disegnate: il barbaro tira di quinta? L’avversario schiva o para? Si usano attori o controfigure?”.

Quando si ha a che fare con scene d’azione in un’epoca storica, spiega Borgese, “prima di tutto bisogna aver studiato la scherma, sapere di che epoca stiamo parlando. Le armi sui set sono sempre pericolose, ma quelle da taglio forse meno di quelle da sparo: addirittura gli americani sulle spade non mettono nemmeno le punte, le ricostruiscono in digitale. Le armi moderne sono più difficili da gestire perché fanno comunque una fiammata, anche se il proiettile è a salve. In ogni caso si tratta di coreografie da studiare attentamente in palestra, e di routine da mostrare con perizia all’attore”.

Le prove vengono fatte con gli stuntman, ma se si tratta di un’inquadratura ravvicinata tocca all’interprete recitarla: “Il nostro è un mestiere artigianale, fatto di esperienza e preparazione. Non credo che il digitale possa soppiantare il lavoro degli stunt in film del genere. Può aiutare, per esempio sul face replacement, cioè quando si usa il corpo dello stuntman aggiungendo in digitale la faccia dell’attore, o per la moltiplicazione delle persone e dei cavalli, o quando spari e non puoi usare le fiammate, come mi è capitato in John Wick. Ma se siamo un’eccellenza nel mondo è perché noi italiani siamo in grado di inventare, arrangiarci e risolvere qualsiasi problema col fil di ferro. I film di genere, non a caso, li abbiamo inventati noi”.

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