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Imperia, giornata conclusiva della stagione di Ippoterapia al Ranch di Montegrazie

Imperia. Anche quest’anno l’Isah Centro di riabilitazione di Imperia, festeggia insieme ai ragazzi e alle loro famiglie la conclusione dell’attività invernale di ippoterapia.

Ogni anno i partecipanti sono sempre più numerosi (quest’anno più di 160) segno  della voglia di condividere e festeggiare insieme un momento così importante per tutti. L’appuntamento è per martedì 4 giugno dalle 10.30 alle 15 presso il Ranch di Montegrazie.

In mattinata i ragazzi che hanno seguito il percorso riabilitativo di ippoterapia saranno in campo con i terapisti per mostrare i loro progressi. Gli altri ragazzi saranno impegnati nei diversi laboratori di psicomotricità, attività cognitiva, attività espressiva, stimolazione basale Aperiwestern – Saloon beauty – Inventastorie – Giochi di una volta –Balli di gruppo – Fumettiamo.

Alle 12.30 all’ombra degli ulivi verrà servito il pranzo, alle 13.30 premiazioni degli atleti. Nel pomeriggio i ragazzi saranno ancora i protagonisti, insieme alle famiglie e agli operatori ,per presentare l’esperienza musicale maturata nel corso dell’anno.

La giornata sarà l’occasione per riflettere sul lavoro svolto, sui progressi ottenuti e sulla valenza della terapia per mezzo del cavallo e di altri interventi che gli specialisti dell’ISAH, da oltre 15 anni, inseriscono tra le attività terapeutiche previste dai Progetti Riabilitativi Individuali.

La Terapia per mezzo del Cavallo

L’ippoterapia, o equitazione a scopo terapeutico/educativo, ha origine empiriche antiche perché il cavallo,
con le sue straordinarie doti di sensibilità, di adattamento, di intelligenza è ritenuto, da sempre, e non a
torto, “straordinaria medicina”.

L’uso dell’equitazione a scopo terapeutico ha avuto inizio già nell’opera di Ippocrate di Coo (460-370 a.C.),
che consigliava lunghe cavalcate per combattere l’ansia e l’insonnia. Una prima documentazione scientifica
sull’argomento la dobbiamo al medico Giuseppe Benvenuti (1759). Alla fine della prima guerra mondiale il cavallo è entrato nei programmi di riabilitazione, inizialmente in Scandinavia e in Inghilterra, poi in numerosi altri paesi.

L’ ippoterapia, detta Terapia con il Mezzo del Cavallo (TMC), è stata introdotta in Italia nel 1975 dalla dottoressa belga Danièle Nicolas Citterio che ha contribuito all’uso terapeutico del cavallo attraverso anche l’opera dell’Associazione Nazionale Italiana per la Riabilitazione Equestre (ANIRE). L’ippoterapia è un’attività che si affianca alle terapie riabilitative tradizionali e insieme alle tecniche più classiche è considerata come intervento di co-terapia anche di tipo educativo e/o rieducativo rivolto sia a soggetti sani che diversamente abili e a persone affette da disturbi del comportamento volta a migliorare il livello di benessere psico-fisico e sociale e la qualità di vita della persona, a rinforzare l’autostima e a ricreare il senso di normalità del soggetto coinvolto agendo grazie all’interazione uomo-cavallo a livello neuro-motorio e a livello neuro-psicologico.

La terapia per mezzo del cavallo rientra più in generale tra le “Interventi assistiti con gli animali (IAA)”, un termine generale per indicare diversi tipi di prestazioni a valenza terapeutica, riabilitativa, educativa, didattica e ricreativa che prevedono il coinvolgimento di animali domestici e che sono rivolti prevalentemente a persone affette da disturbi della sfera fisica, neuromotoria, mentale e psichica, dipendenti da qualunque causa, ma possono essere indirizzati anche a individui sani. In base agli ambiti di attività gli IAA si classificano in:

1. Terapia assistita con gli animali (TAA): intervento di supporto ad altre terapie (co-terapia) finalizzato alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale rivolto a soggetti affetti da patologie fisiche, psichiche, sensoriali o plurime, di qualunque origine.

2. Educazione assistita con gli animali (EAA): intervento di tipo educativo e/o rieducativo rivolto sia a soggetti sani che diversamente abili e a persone affette da disturbi del comportamento. L’EAA mira a migliorare il livello di benessere psico-fisico e sociale e la qualità di vita della persona, a rinforzare l’autostima e a ricreare il senso di normalità del soggetto coinvolto. Attraverso la mediazione degli animali domestici vengono attuati anche percorsi di rieducazione comportamentale. L’EAA trova quindi applicazione in diverse situazioni quali: prolungata ospedalizzazione o ripetuti ricoveri in strutture sanitarie; difficoltà dell’ambito relazionale nell’infanzia e nell’adolescenza; disagio emozionale; difficoltà comportamentali e di adattamento socio-ambientale; situazioni di istituzionalizzazione di vario tipo (istituti per anziani e per pazienti psichiatrici, residenze sanitarie assistenziali -RSA-, orfanotrofi, comunità per minori, carceri, etc.); condizioni di malattia e/o disabilità che prevedano un programma di assistenza domiciliare integrata.

3. Attività assistita con gli animali (AAA): intervento ludico-ricreativo a carattere occasionale rivolto a varie categorie di utenti, sia a soggetti sani che diversamente abili, finalizzato a migliorare la qualità della vita. Nelle AAA la relazione con l’animale costituisce fonte di conoscenza, di stimoli sensoriali ed emozionali; tali attività sono rivolte al singolo individuo e/o ad un gruppo di individui (anziani, soggetti con disabilità intellettiva e/o fisica, minori ospitati in comunità di recupero, persone ospedalizzate, alunni nel contesto scolastico). Le AAA in alcuni casi sono propedeutiche all’EAA o alla TAA e sono finalizzate a: sviluppo di competenze attraverso la cura dell’animale; accrescimento della disponibilità relazionale; stimolazione dell’attività motoria.

Gli animali più utilizzati sono senza dubbio nell’ambito delle IAA sono i cani che, grazie ad una lunghissima storia di co-evoluzione, hanno sviluppato un sistema comune di comunicazione con l’uomo. Durante l’ultimo decennio inoltre, all’interno del concetto del “Green Care”, il ruolo terapeutico di cavalli, asini e dei cosiddetti “farm animals” è stato ampiamente finalizzato al miglioramento della qualità di vita di persone con problemi fisici, psichiatrici o sociali.

Perché la terapia a cavallo funziona così bene?
– perché il cavallo si muove alle varie andature con movimenti ritmici e per questo prevedibili, ai quali perciò è più facile adattarsi con i movimenti del corpo
– perché il cavallo è estremamente sensibile al linguaggio del corpo inteso come gestualità e, essendo un animale altamente sociale, è comunque molto recettivo verso tutti i tipi di comunicazione
– perché per andare a cavallo, alle varie andature, si impegnano numerosi gruppi muscolari e si coinvolgono vari campi della psicofisiologia e della psicomotricità
– perché in grado di generare sentimenti ed emozioni intense; è ormai riconosciuto il valore del coinvolgimento emotivo nel processo di apprendimento
– perché le stimolazioni visuo-spaziali fornite dal particolare ambiente del maneggio con variazioni cromatiche e di luminosità in relazione anche con il movimento del cavallo sollecitano un’attenzione visiva finalizzata, facilitando così l’acquisizione della dimensione dello spazio
– perché gli ambienti dove vivono i cavalli hanno rumori ed odori caratteristici e per questo molto evocativi

– perché si ottiene una stimolazione tattile intensa tramite il contatto con un animale di grandi dimensioni, che aiuta la presa di coscienza e la conoscenza di sé e del proprio corpo

– perché il cavallo è un essere che esprime emozioni proprie come la paura in cui ci si può riconoscere e dove si può assumere un ruolo rassicurante; allo stesso tempo, montare a cavallo, cioè su un animale grande e potente, offre sensazioni di protezione, di autostima e fiducia in se stessi
– perché possiede tutte le qualità – calore, morbidezza, odore, movimenti regolari, grandi occhi con sguardo intenso – necessarie a stimolare il processo di attaccamento fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano
– perché andare a cavallo permette di stabilire contatti fisici e permette anche di essere gratificati, sia dall’offrire cure, carezze e massaggi, sia dal ricevere come risposta ai nostri comportamenti manifestazioni di gratificazione da parte dell’animale.

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