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Istruttore di palestra vola al mondiale di corsa estrema

FUCECCHIO. Alzi la mano chi ce la farebbe a fare 15 chilometri di corsa tra fango, sassi, salti, passando sotto il filo spinato, scavalcando muri e aggrappandosi da un ostacolo all’altro, senza toccare terra. Negli ultimi 10-15 anni nel mondo si è diffuso uno “sport” estremo decisamente particolare, che prende spunto dall’addestramento militare. Qualcuno avrà sicuramente sentito parlare delle cosiddette “Spartan race”, corse estreme che provano fisico e mente. Dalle Spartan race, nate negli Usa, sono derivate le “Ocr”, cioè Obstacle course racing, le corse ad ostacoli. Quando si parla di ostacoli si pensa a quelli dell’atletica, che siano quelli classici o le “siepi” del mezzofondo. Ma qui la situazione è un attimino più complicata: saltare muri, portare sacchi di sabbia, secchi di pietre e tronchi d’albero, aggrapparsi a corde o anelli che ti aprono le mani in due.

Un mondo “parallelo” e di nicchia, ma che sta crescendo sempre di più. Lorenzo Falleri, istruttore di sala alla Esse Club Empoli di Ponte a Elsa, prenderà parte al mondiale di Ocr a Londra, nella categoria riservata alla sua età, cioè 30-34 anni. Falleri, che ormai è un fucecchiese d’adozione (è contradaiolo di Porta Bernarda) ma è nato a Castelfranco, ha da circa un anno “settato” la sua vita sugli allenamenti. Perché queste sono gare che le puoi affrontare e completare soltanto se il tuo corpo e la tua mente sono “Over the top”, prendendo in prestito il titolo di un famoso film con Sylvester Stallone.

«Mediamente – racconta Falleri – ci alleniamo 6 giorni su 7, seguendo un programma personalizzato realizzato dalla nostra preparatrice Serena Jura. In un giorno si consumano anche 4000 calorie, il doppio di chi lavora in ufficio (e per questo l’alimentazione deve essere proporzionata)». Ma perché scegliere sfide così estreme? «Nella nostra disciplina devi per forza superare l’ostacolo, sennò puoi arrenderti ma non ti classifichi. A quel punto ti viene tagliato il braccialetto che ti viene dato ad inizio gara, che per noi portarlo fino al traguardo è come una medaglia.

E’ un po’ la metafora della vita: corri, poi ti si presenta un ostacolo che devi superare per forza, sennò rimani lì fermo e non ottieni nulla. E’ una continua sfida ai propri limiti, perché non ci sono scuse per non provare a superarli».

Micheal Jordan, quando venne “introdotto” nella Hall of Fame del basket statunitense, disse che “I limiti, come le paure, sono spesso delle illusioni”: una citazione che ha fatto il giro del mondo ed è finita sulle magliette dell’azienda che storicamente sponsorizza “His Airness”. E una citazione che ci sta in questa storia, visto che Falleri viene proprio dal basket:«Da un anno ho scoperto questo mondo, ma ho sempre fatto sport e difficilmente stavo sdraiato sul divano a non far niente. Oggi organizzo la mia vita in base agli allenamenti, che rarissimamente salto. E gli allenamenti sono anche più duri delle gare, perché lì c’è l’adrenalina che ti spinge. E’ una questione di testa e di fisico, che alleniamo costantemente».

Dal 19 al 21 ottobre Falleri farà tre gare col suo team “Ocr Heroes”: una 3 chilometri con circa 30 ostacoli, una 15 chilometri con 60 ostacoli e una staffetta, nella quale farà la parte più tecnica, che è il suo forte. «In un anno ho imparato la disciplina e sono riuscito anche a smettere di fumare, perché non era compatibile col mio programma. Ora andrò a Londra, sperando di riportare a casa 3 braccialetti, che vorrebbe dire aver completato tutte e 3 le competizioni senza saltare un ostacolo. Sarebbe una grande vittoria».

La competizione all’interno della corsa è individuale, anche se gli atleti italiani indosseranno una maglia della “nazionale”. Le Ocr sono così all’inizio che manca ancora una federazione strutturata, a differenza di sport “storici” come il calcio o la pallavolo. Chi vince, vince per se stesso. Poi, una volta finita la gara, tutti a bere una birra assieme, in un clima da terzo tempo rugbistico. Alla fine basterebbe una foto delle mani di Falleri per capire lo sforzo che le Ocr richiedono: la cura dei calli e delle ferite che si aprono in gara è maniacale, perché spesso gli atleti terminano la corsa con le mani sanguinanti.

Cicatrici

e calli che, alla fine, diventano delle “stellette” da mettere idealmente al petto. Si tratta di piccole “guerre” combattute ogni volta contro se stessi, superando limiti ritenuti invalicabili. Perché, una volta passato, il muro fa sempre un po’ meno paura. —


 

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