martedì , dicembre 11 2018
Home / Body Building / La recensione di Soldato Jane, di Ridley Scott

La recensione di Soldato Jane, di Ridley Scott

“Mai mi fu dato di vedere un animale in cordoglio di sé.

Un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo

senza aver mai provato pena per sé stesso.”

David Herbert Lawrence

La letteratura critica su Soldato Jane è stata sempre caratterizzata da un atteggiamento di snobistica commiserazione fino a quasi sfociare nell’insulto. Dopo gli insuccessi di 1492 e White Squall, Ridley Scott venne considerato un “regista pubblicitario intontito” autore di un’opera guerrafondaia, reazionaria, ultranazionalista e maschilista. La pietra dello scandalo è la scena della tortura subita dal tenente Jordan Jane O’Neill (Demi Moore, qui alla migliore interpretazione della sua carriera) durante l’ addestramento militare: al culmine delle violenze (con annesso tentativo di sodomizzazione), la giovane soldatessa grida al suo istruttore capo John James Urgayle (Viggo Mortensen) un paradossale “suck my dick!”.

In realtà a cominciare da Alien per passare a Thelma Louise, Ridley Scott ha sempre proposto figure di donne determinate, capaci di ribaltare il proprio ruolo e di proporsi come elemento di rottura contro il sistema. Se si pensa al cinema degli anni 90 è evidente il progressivo deterioramento della figura virile del maschio anni ’80 con perdita della posizione di dominanza e conseguente crisi identitaria. Soldato Jane riflette perfettamente lo spirito di quel periodo e destruttura il genere bellico inserendo una eroina atipica: proprio quando aderisce al fallimentare modello maschile lo mette definitivamente in crisi.

Come l’uccelletto di David Herbert Lawrence non ha coscienza del proprio destino mortale, così il modello virile dei Rocky e dei Rambo, si frammenta nella mancata coscienza della propria inadeguatezza. Viggo Mortensen nasconde un animo poetico che si nutre delle Terre al crepuscolo di Coetzee, libro che stigmatizza a più riprese il sistema occidentale.  Nella società degli uomini si ergono muri per bloccare la carriera delle donne: i vertici militari, l’istruttore psicopatico (“Quando vorrò la sua opinione, gliene darò una…”), i politici (importante l’ambiguo personaggio della senatrice DeHaven, interpretato da una superba Anne Bancroft) , i fidanzati/compagni/mariti sono tutti tasselli di un puzzle repressivo che costringe il tenente Jane a mascolinizzarsi per sovvertire il sistema dall’interno. La scena simbolo è quella della rasatura volontaria di Demi Moore sulle note di The Homecoming dei The Pretenders, con lo specchio che rimanda la immagine di una “Nuova Donna” a metà tra Giovanna D’Arco e Supergirl. Jane usa il turpiloquio, i muscoli, la palestra intensiva, rovista nei rifiuti per cibarsi come un animale; non vuole alcuna facilitazione di genere ma la perfetta parità di trattamento. Così un’icona del sistema hollywoodiano che ha appena posato nuda e incinta per Vanity Fair USA, da oggetto del desiderio si trasforma in soggetto protagonista della propria autodeterminazione. Questo ribaltamento postmoderno viene amplificato dal montaggio frenetico di Pietro Scalia (si pensi all’incipit e alla lunga scena del sottofinale nel deserto libico che profetizza l’adrenalina di Black Hawk Down) e dalla fotografia di Hugh Johnson che soprattutto negli interni fa prevalere la penombra. In mezzo a questa confusione di corpi e fango, di ossa rotte e suoni di campane, Ridley Scott trova il tempo per un intermezzo meditativo sulle note liriche di “O mio babbino caro…” dal Gianni Schicchi: nella completa oscurità, stremati dalla fame e dal freddo, gli allievi ufficiali devono scrivere il loro pensiero sulla marina militare. Se a lungo andare i simboli diventano bersagli, il tenente O’Neill sa che la sua lotta per i diritti non è diversa da quella dei neri o di altri gruppi sottoposti a discriminazione. L’istruttore capo non può che riconoscere il proprio errore di valutazione e criticare la struttura della organizzazione militare affermando: “Non è lei il problema siamo noi…”.

Grande successo di pubblico in tutto il mondo con un incasso di 97 milioni di dollari, Soldato Jane è un’opera pluristratificata che stravolge il dramma di natura bellica, riflette sulle discriminazioni sessuali cercando una eguaglianza praticabile e infine rovescia con la forza delle immagini la cultura della violenza e del sopruso, indipendentemente da ogni differenza di genere.

 

Titolo originale: G.I. Jane

Regia: Ridley Scott

Interpreti: Demi Moore, Viggo Mortensen, Anne Bancroft, Jason Beghe

Durata: 124′

Origine: Usa 1997

 

Stasera, ore 23.45, TV8

Leggi Anche

Linee guida per l’attività fisica (2018)

Raccomandazioni relative all’età e alle condizioni Bambini di età compresa tra 3-5 anni: dovrebbero essere …