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LETTERA La mia remise en forme tra ginnastica e cyclette: viva la cardiologia riabilitativa di Caserta!

Chi l’avrebbe mai detto che con 35 gradi e un’afa che sfibra sarei stata a pedalare su una cyclette per 30 minuti di fila! Mi ci voleva un infarto perchà decidessi di prendermi seriamente cura del mio corpo, macchina complessa e vulnerabile. Ogni tanto urge un pit stop, e io l’ho fatto.

Mi hanno “sturato� l’arteria manco fosse un tubo ingorgato del lavandino e lo status quo ante sembra ripristinato. Ora però corpo e mente hanno bisogno di lavorare in tandem.

Io devo relegare in un angolo la nuvola grigia della paura e imparare a guidare la mia macchina riparata, per evitare che si ingolfi di nuovo. Devo conoscerne limiti e potenzialità.

Per questo ho deciso di seguire il programma di riabilitazione dell’ospedale di Caserta, nell’efficientissimo reparto di cardiologia riabilitativa, dove i lavori di ristrutturazione da poco terminati fanno risplendere il linoleum multicolori che ci accoglie. La squadra dei terapisti della riabilitazione mi prende per mano e normalizza la fase post evento (infarto del 25 aprile), facendomi da subito dimenticare la peculiarità di questa palestra, che ha specchi, panche, tapis roulant e cyclette come tante altre.

La differenza sostanziale è che io e gli altri compagni di sudate siamo monitorati tramite gli elettrodi posizionati sul nostro corpo: la frequenza dei battiti spicca cromaticamente sugli schermi.
Mi sento tranquilla perchà ho la certezza che non sarò sola se il mio cuore impennasse come un cavallo imbizzarrito.

Occhi e orecchie vigili del personale che non ci molla mai, scorgono anche la minima espirazione brusca che sa di affanno.
Sono grata a tutti i terapisti, ognuno dei quali condivide con me il mio percorso di rinnovamento fisico.

Insieme costituiscono la rete di protezione che risolleva le vite dei pazienti temporaneamente disorientati. Sono loro a fugare l’uggia del ricordo recente e a mostrarci la normalità della vita che incalza.

La mia inveterata abitudine mi spinge a fare domande a questi esseri amabili che non mi negano mai le risposte. Il funzionamento del mio muscolo vitale si disvela sempre più nitidamente.

Sono entusiasta di seguire questo percorso riabilitativo, prezioso per il corpo e la mente, concepiti per agire in perfetta sintonia. E sono felice di aver scoperto un’altra perla della sanità locale, dove la puntualità regna sovrana e spazza via ogni luogo comune che la mia appartenenza geografica si porta tatuato addosso.

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Marinella Simioli, Chi l’avrebbe mai detto che con 35 gradi e un’afa che sfibra sarei stata a pedalare su una cyclette per 30 minuti di fila! Mi ci voleva un infarto perchà decidessi di prendermi seriamente cura del mio corpo, macchina complessa e vulnerabile. Ogni tanto urge un pit stop, e io l’ho fatto.

Mi hanno “sturato� l’arteria manco fosse un tubo ingorgato del lavandino e lo status quo ante sembra ripristinato. Ora però corpo e mente hanno bisogno di lavorare in tandem.

Io devo relegare in un angolo la nuvola grigia della paura e imparare a guidare la mia macchina riparata, per evitare che si ingolfi di nuovo. Devo conoscerne limiti e potenzialità.

Per questo ho deciso di seguire il programma di riabilitazione dell’ospedale di Caserta, nell’efficientissimo reparto di cardiologia riabilitativa, dove i lavori di ristrutturazione da poco terminati fanno risplendere il linoleum multicolori che ci accoglie. La squadra dei terapisti della riabilitazione mi prende per mano e normalizza la fase post evento (infarto del 25 aprile), facendomi da subito dimenticare la peculiarità di questa palestra, che ha specchi, panche, tapis roulant e cyclette come tante altre.

La differenza sostanziale è che io e gli altri compagni di sudate siamo monitorati tramite gli elettrodi posizionati sul nostro corpo: la frequenza dei battiti spicca cromaticamente sugli schermi. Mi sento tranquilla perchà ho la certezza che non sarò sola se il mio cuore impennasse come un cavallo imbizzarrito.

Occhi e orecchie vigili del personale che non ci molla mai, scorgono anche la minima espirazione brusca che sa di affanno. Sono grata a tutti i terapisti, ognuno dei quali condivide con me il mio percorso di rinnovamento fisico.

Insieme costituiscono la rete di protezione che risolleva le vite dei pazienti temporaneamente disorientati. Sono loro a fugare l’uggia del ricordo recente e a mostrarci la normalità della vita che incalza.

La mia inveterata abitudine mi spinge a fare domande a questi esseri amabili che non mi negano mai le risposte. Il funzionamento del mio muscolo vitale si disvela sempre più nitidamente.

Sono entusiasta di seguire questo percorso riabilitativo, prezioso per il corpo e la mente, concepiti per agire in perfetta sintonia. E sono felice di aver scoperto un’altra perla della sanità locale, dove la puntualità regna sovrana e spazza via ogni luogo comune che la mia appartenenza geografica si porta tatuato addosso.

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