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L’italiana della spada che cerca l’oro a Rio

CATANIA. L’arbitro dice: «Pronti». Le due ragazze in divisa bianca e maschera calata sul volto si mettono in guardia. Una è mancina. Silenzio completo. Poi l’uomo dà il via: «A voi!». Le ragazze si studiano, molleggiano sulle gambe. Avanti e indietro lungo la pedana. A piccoli passi. Un modo curioso di procedere e arretrare: tacco punta, tacco punta. Le lame si stuzzicano, cercano la giusta misura. Sembra una partita a scacchi, e le due ragazze sono gli Alfieri, le Regine. All’improvviso, la mancina prende il tempo all’avversaria e accelera, accenna una finta, punta la lama in basso verso la coscia. L’altra indietreggia e abbocca, abbassa la guardia. Allora lei si lancia di scatto, quasi in volo, protende braccio e corpo, ruota il polso e con la punta della spada tocca la spalla dell’avversaria.

Nella scherma questa azione si chiama flèche. Sono quasi le otto di sera in una palestra affollata di Sant’Agata Li Battiati, novemila abitanti subito a nord di Catania. Aria di primavera, fuori. Aria di famiglia, dentro. L’ambiente è domestico. Le pedane sono dipinte a terra con la vernice. Le prese, i fili elettrificati, i passanti per gli spadaccini pendono dall’alto. Di giorno la palestra viene usata dai ragazzi della scuola. Dalle 18.30 in poi, si allenano gli schermitori del Club Methodos. È qui che Rossella Fiamingo mi ha fatto vedere l’ultima stoccata con cui il 15 luglio dell’anno scorso a Mosca ha conquistato il titolo mondiale di spada femminile.
Per lei, anche campionessa italiana e vicecampionessa europea, era un bis. Aveva già trionfato nel 2014 a Kazan. È la terza spadista a vincere due Mondiali di seguito, dopo l’ungherese Marian Horváth e la francese Laura Flessel, il suo mito, che ha conquistato due ori, un argento e due bronzi ai Giochi olimpici. A fine assalto Rossella solleva la maschera, slaccia la divisa e sorride: «Devo fare come lei». È a buon punto. Tanto per cominciare, sono entrambe mancine. E poi, la Flessel, quando ha vinto il primo oro ad Atlanta 1996, aveva 25 anni, la stessa età di Rossella, classe 1991, che venerdì scorso, il 22 aprile, era a Rio de Janeiro per una gara di Coppa del Mondo. E a luglio ci tornerà per le Olimpiadi, unica spadista italiana.

Ha qualcosa di incredibile questa ragazza, di inafferrabile. Spontanea, diretta, alla mano, riflessiva, decisa in modo disarmante. Sorprendente per la semplicità che dimostra. Una che non ti aspetti e però ha inscritta la vittoria nel destino. Lo fa capire anche il suo maestro, Gianni Sperlinga, insegnante di lettere in pensione, ex pallavolista, che quarant’anni fa si è dedicato alla sciabola e poi è passato alla spada. «Rossella ha una concentrazione formidabile» spiega. «Legge gli assalti come poche altre. Ha una grande energia interiore. Fisicamente è forte, ma la sua vera forza è la testa. Capisce al volo cosa deve fare in pedana e sa anche come farlo»…

Continua sul Venerdì del 29 aprile

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