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Serena Williams: “Non penso più ai record, vado in campo e gioco meglio che posso”

da Londra, il nostro inviato

Non è semplice prevedere gli esiti delle partite di tennis. Quando si ha la fortuna di essere quasi sempre sul luogo dei grandi tornei, si hanno certamente molti strumenti in più, in particolare l’insostituibile possibilità di osservare il gioco dalla prospettiva bassa e laterale. Oltre a questo, andando ogni giorno a seguire gli allenamenti dei campioni, parlando con i coach, si possono scoprire una marea di piccoli dettagli, sia tecnici che relativi all’umore e alla convinzione (per esempio) dei giocatori. Difficile che uno che la mattina stecca venti dritti sulle siepi, e se ne va dal campo imprecando contro se stesso e a volte l’allenatore, il pomeriggio con quel colpo realizzi tanti punti e vinca. Esperienza personale e diretta, ma si dice il peccato, non il peccatore. D’altronde, se ci è proibito scommettere, c’è un motivo.

Nel caso della semifinale tra Roger Federer e Rafa Nadal, dopo averli visti per due settimane, mi ero convinto che il favorito fosse Roger, e il giorno prima ho azzardato un fortunato “vince Federer in 4 set“. Il ragionamento è in realtà molto semplice: vedi che lo svizzero gioca bene, e soprattutto è in crescendo, lo spagnolo sul medio-veloce (e son generoso con l’erba vetrata di quest’anno) non lo batte da anni, sai che è comunque difficile che un mastino come Rafa la molli in tre set, in cinque diventerebbe dura per Federer, ed ecco il pronostico. Quasi facile, alla fine.

Quando si tratta di provare a capire come potrebbe andare a finire il match tra Roger e Novak Djokovic, però, alzo le mani. Per me, è letteralmente impossibile propendere decisamente per l’uno o per l’altro. Posso solo raccontarvi cosa ho visto tra i match e i training, per poi lasciare che vi facciate voi un’idea.

Novak è il solito Novak, ovvero fortissimo. In allenamento è sempre stato bello concentrato, e la novità della presenza al suo fianco di Goran Ivanisevic se non grandi accorgimenti tecnici gli ha sicuramente portato utilissimi stimoli. Un nuovo coach, anche se “a tempo”, ti fa venire voglia di far bella figura, banale ma vero dalla quarta categoria all’ATP. Dritto e rovescio viaggiano bene, le geometrie in partita sono precise. Grazie alla pressione costante che riesce a generare in palleggio, sta andando a rete molto e con successo (in questo torneo, 146 punti fatti su 192 dicese, praticamente come Roger che ha realizzato un 152 su 191). Il servizio fa il suo dovere (65% di prime in campo con cui vince il 79% dei punti). I numeri, insomma, ci restituiscono il ritratto di un ottimo Djokovic.

I minimi punti dolenti (relativamente parlando, s’intende) sono emersi, forse, solo nell’ultima vittoria, in semifinale contro Roberto Bautista Agut. E non riguardano il tennis, ma gli aspetti psicologici. Durante i primi due parziali, con lo spagnolo che appariva via via sempre più solido e inscalfibile da fondocampo, a volte Novak ha manifestato un po’ di impazienza, andando diverse volte a commettere lui per primo gli errori non forzati. Non c’entrano i trascurabili screzi con il pubblico, anzi, conoscendolo (ne parlavo ieri con i commentatori di RTS, la TV nazionale serba) sono momenti di tensione che quasi quasi gli fanno bene, stimolandolo a reagire e ad aumentare la cattiveria agonistica. Rimane il fatto che più o meno per due set (da metà del primo a metà del terzo) Djokovic si è fatto imbrigliare da un giocatore che oltre alla disarmante regolarità del palleggio, non è che abbia fatto chissà che numeri da fenomeno. L’insofferenza esibita soprattutto rivolgendosi al suo angolo ne è stata un sintomo. Per quanto riguarda le presunte vulnerabilità tattiche ed emotive di Novak, è finita qui. Un po’ poco, in un intero torneo, direi. Il Djokovic che si presenterà in campo domenica, quindi, possiamo ragionevolmente ritenere che sarà una versione molto competitiva del 15 volte campione Slam.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dall’altra parte, Roger Federer ormai non deve dimostrare più nulla, e non ha mancato di farlo capire anche parlando con i media. Oltre alle parole delle conferenze stampa, ho notato un atteggiamento e un linguaggio del corpo estremamente rilassati. Dal modo in cui si siede, a quello in cui cammina, l’impressione costante è che fondamentalmente sia qui perchè si diverte a giocare a tennis, prendendo tutto quello che di buono arriva, senza tensione, e senza drammi in caso di eventuale sconfitta. Ad Aorangi Park l’ho visto ridere e scherzare, provando trick-shots, come un ragazzino. Non può esserci attitudine migliore nel tennis. Se poi questo approccio sereno e disincantato si applica al mostruoso talento di Roger, la combinazione può diventare letale, come ha scoperto a sue spese Nadal venerdì sera. Risposte di rovescio spinte in scioltezza, interi scambi giocati in controbalzo a tutto braccio come fosse la cosa più naturale del mondo. Rafa ha detto che “quando Federer gioca così, ti toglie il tempo di preparare i colpi, non riesci mai a prendere l’iniziativa aprendo il campo“, e ha ragione da vendere.

Come potrà svilupparsi, quindi, il confronto in finale? La cosa di cui possiamo essere quasi sicuri è che sarà una partita di alto, se non altissimo livello tecnico, per la semplice ragione che si apprestano a giocarla i migliori visti fino a questo momento a Church Road. L’idea è che, come spesso avviene, la vicenda dipenderà più da Federer che da Djokovic. Quello che è e sarà in grado di mettere sul piatto della bilancia il serbo lo sappiamo, e di norma basta e avanza per battere chiunque. Quello che saprà o potrà inventarsi Roger, invece, è un’incognita sia nel bene che nel male. Potrebbe subire senza possbilità di scampo la pressione e l’aggressività da fondo di Novak, così come trovare anticipi e colpi vincenti da qualsiasi posizione. Avrà il pubblico dalla sua parte al 90%, il che non è sinceramente bello, ma tant’è, Djokovic ha già dimostrato di avere la pellaccia dura al riguardo, ricordiamo la caciara dell’Arthur Ashe a New York nel 2015.

Se mi costringessero a sbilanciarmi con una pistola puntata alla tempia, molto (molto!) sottovoce direi che vincerà Federer in 4 set, però assai tirati tutti quanti, più o meno per le stesse ragioni esposte all’inizio di questo articolo parlando del pronostico sul “Fedal”. Ma non ci scommetterei nemmeno un centesimo, e sconsiglio di farlo anche a voi. La cosa che consiglio, di cuore, è di godersi insieme una finale potenzialmente epica, invece di perdere tempo a litigare nei .

Roger Federer – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)UN PO’ DI NUMERI:

PRECEDENTI TOTALI: 25-22 DjokovicSLAM: 9-6 DjokovicFINALI: 12-6 DjokovicFINALI SLAM: 3-1 DjokovicERBA: 2-1 DjokovicTotale set: 70-67 FedererSet decisivi: 13-5 DjokovicTie-break: 12-12 Tie-break decisivi: 3-0 DjokovicAl meglio dei cinque set: 9-7 DjokovicPartite finite al quinto: 3-0 DjokovicTotale game: 694-689 Federer

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