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Una cura per la carie da un farmaco anti-Alzheimer

Una cura per la carie grazie ad un farmaco anti-Alzheimer

Per quanto i moderni preparati farmaceutici possano essere calibrati e mirati per lenire dolori collocati in ben precise aree del corpo, ogni volta che introduciamo una nuova molecola nel nostro organismo si sviluppa una serie di reazioni chimiche, di natura più o meno blanda, destinata a coinvolgere la totalità del nostro complesso corporeo e a dare vita a quelle particolari conseguenze che prendono il nome di effetti collaterali.

Generalmente associati ad uno stato di malessere diffuso, gli effetti collaterali possono tuttavia possedere anche una connotazione di segno positivo, qualora un farmaco ideato per lenire la progressione del morbo di Alzheimer, ad esempio, riveli inaspettate virtù contro la carie e riesca quasi miracolosamente a riparare quei danni al tessuto dentale che conducono dritti in direzione del lettino del dentista e di una serie di esborsi non proprio leggerissimi.

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Una recente ricerca condotta dagli scienziati inglesi facenti capo al King’s College di Londra ha mostrato come l’assunzione mirata di una molecola ideata per porre rimedio al quadro sintomatologico connesso con il morbo di Alzheimer risultasse in grado di favorire la naturale crescita della dentina e di spingere così l’organismo in direzione di una riparazione dei danni provocati dalla carie condotta in modo del tutto autoctono e senza il ricorso a paste ed otturazioni varie.

Dopo aver analizzato la struttura chimica del farmaco, i ricercatori londinesi hanno infatti provato a miniaturizzare il principio attivo e ad inserirlo all’interno di quella porzione di tessuto dentale che risultava forata dalla presenza della carie, notando come l’azione prodotta dal medicinale denominato Tideglusib favoriva la naturale ricrescita della dentina e riuscisse dunque a porre rimedio alla carie semplicemente mediante un applica applicazione locale di tipo micro-invasivo.

Alla base del particolare effetto vi sarebbe la capacità del Tideglusib di inibire la produzione di un particolare enzima, denominato Gsk-3, che ostacola la riproduzione della dentina e che impedisce alla struttura dentale di auto-ripararsi laddove lo smalto comincia ad essere eroso da agenti esterni che danneggiano la struttura del dente.

Ideata per rallentare la formazione delle placche amiloidi che si trovano alla base dei danni ostruttivi riconducibili al morbo di Alzheimer, la molecola potrebbe dunque presto rivoluzionare l’approccio alla cura delle carie e mostrare al mondo un effetto collaterale decisamente gradito a chiunque si trovi a soffrire di problemi dentali e non desideri sottoporsi a lunghe e costose sedute dal dentista con cadenza mensile.

 

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